Brand Oleifici Mataluni

Salute e Benessere

Condimento principe della Dieta Mediterranea, ormai riconosciuta parte del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’olio extravergine di oliva non è soltanto una magia di profumi e sapori, ma anche e soprattutto una naturale fonte di benessere. Gli studiosi sono ormai concordi nel sostenerlo: la prevenzione comincia a tavola, a partire dalla scelta del condimento giusto, che arricchisca di gusto e salute la cucina di ogni giorno. Importante fonte di energia, gli oli vegetali hanno anche, ciascuno con peculiari proprietà nutrizionali, un ruolo fondamentale in numerosi processi che avvengono nell’organismo umano.

A cura della Dott.ssa Maria Savarese
Ricercatrice Criol
- Centro di ricerca industria olearia

Extravergine, il farmaco naturale contro il diabete

E’ un farmaco naturale contro il diabete e ne occorre una dose giornaliera di 10 grammi. Si tratta dell’olio extra vergine di oliva, protagonista di uno studio condotto dall’Università Sapienza di Roma e pubblicato sulla rivista “Nutrition & Diabetes”. Dalla ricerca emerge che una dose di 10 grammi al giorno di un particolare olio extra vergine d'oliva (per lo studio è stato utilizzato un olio proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale, che riducono il livello della glicemia nel sangue). leggi tutto

L'assunzione di olio extra vergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine.
I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che il prezioso "oro liquido" riduce la glicemia ed aumenta l'insulinemia nei pazienti sani. 
Nello studio è stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti sani, sperimentando la somministrazione di una dose di 10 grammi di olio extra vergine d'oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo. I ricercatori hanno verificato gli effetti della somministrazione sia rispetto a un pranzo nel quale non era presente l'extra vergine, sia rispetto all'uso dell'olio di semi. Prima del pasto e 2 ore dopo sono stati analizzati il profilo glucidico dei soggetti (glucosio, insulinemia ed incretine) e il profilo lipidico (colesterolemia, triglicerididemia e HDL colesterolo).
I risultati della ricerca mostrano che 2 ore dopo il pranzo, i soggetti che assumevano l'olio d'oliva avevano valori significativamente più bassi di glicemia e livelli più alti di insulinemia. Inoltre era evidenziato un aumento significativo delle incretine e una riduzione significativa del colesterolo serico. Anche in confronto all'olio di semi, il cibo mediterraneo aggiunto di olio di oliva migliorava la glicemia e il colesterolo post-prandiale nella stessa misura osservata nel primo studio.
La sperimentazione è stata successivamente effettuata su un campione di diabetici e già i primi risultati sembrano essere incoraggianti. Il passo successivo sarà quello di mettere a punto una terapia ottenuta a partire dall'olio extra vergine, che potrà offrire ai pazienti con diabete farmaci alternativi naturali e senza effetti collaterali.

L’olio extra vergine di oliva non può essere considerato un alimento da semaforo rosso

No al semaforo rosso per l’olio extra vergine di oliva. L’Ue, infatti, ha bocciato l'etichetta a semaforo sugli alimenti, utilizzata in Gran Bretagna, e ha aperto una procedura di infrazione perché il sistema è ritenuto discriminatorio. Le etichette a “semaforo” hanno bollato come malsane alcune delle principali eccellenze dell’agroalimentare Made in Italy, insieme anche a 1.200 Dop e Igp europee, tra cui l’olio extra vergine di oliva. L’intento, secondo il Ministero della Salute britannico, era quello di contrastare l’obesità. leggi tutto

Sul packaging dei prodotti alimentari distribuiti in Uk, dunque, è comparso un piccolo semaforo che fornisce cromaticamente al consumatore le informazioni nutrizionali: il bollino è verde, giallo o rosso per suggerire se un alimento è buono o più o meno cattivo per la salute, solamente sulla base della percentuale di sale, zuccheri e grassi. Paradossalmente tra i prodotti “cattivi” ci sono gli oli extra vergine di oliva, mentre il bollino verde è visibile sugli olio di semi. Uno studio, condotto dall’Università di Monaco di Baviera, dimostra "che questa etichetta induce il consumatore a scelte di impulso, non accompagnate da una corretta valutazione". Come si spiega infatti che l’olio di oliva ha semaforo rosso e invece bevande senza zuccheri - ma gassate e che contengono edulcoranti e coloranti - quello verde? In realtà, come afferma Federalimentare, non esistono prodotti buoni o cattivi ma esistono regimi alimentari corretti o sbagliati e a fare la differenza sono sempre le quantità consumate.
Riconosciuto per le sue qualità nutrizionali, l’olio extra vergine d’oliva non può essere considerato un alimento a semaforo “rosso”, come è dimostrato in numerosi studi scientifici pubblicati su diverse riveste internazionali.
L’extra vergine è il condimento ideale in primo luogo perché, nella sua composizione, a prevalere sono i grassi monoinsaturi, mentre meno abbondanti sono i grassi saturi (precursori del colesterolo e, dunque, fattori di rischio per le malattie cardiache) ed i grassi polinsaturi (che facilmente vanno incontro ad alterazioni chimiche, con formazione di radicali liberi).  
Ma non c'è solo la composizione in acidi grassi alla base dell’importanza dell’olio extra vergine. A renderlo un alimento unico sono i suoi numerosissimi componenti minori: polifenoli, tocoferoli, beta-carotene, beta-sitosterolo, altri steroli vegetali, squalene. Per numerosi di questi composti è stata ormai dimostrata un’azione antiossidante, anti-infiammatoria, anticolesterolo, ipotensiva e persino antitumorale. I polifenoli e i tocoferoli presenti nell’olio extra vergine di oliva, infatti, sono dei potenti antiossidanti naturali, in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e rallentare così il processo di invecchiamento cellulare. Gli steroli vegetali, invece, competono con il colesterolo per l’assorbimento a livello intestinale e contribuiscono a ridurre l’assorbimento del colesterolo nell’organismo umano.
L’extra vergine, dunque, è un vero e proprio “alimento funzionale” naturale, fonte di piacere ma anche di benessere. 

Pomodoro ed olio extra vergine di oliva, il mix della salute

Una bella insalata di pomodori condita con del buon olio extra vergine di oliva: non c’è niente di più semplice in questo piatto, da gustare soprattutto in estate, tanto facile da realizzare quanto salutare. Cosa accade infatti al nostro organismo quando combiniamo pomodoro ed extra vergine, ricchi entrambi di sostanze antiossidanti? Una ricerca spagnola ha voluto valutare proprio cosa accade quando si aggiunge al succo di pomodoro l’olio d'oliva, esaminando la biodisponibilità dei carotenoidi nel plasma e la risposta lipidica dopo aver mangiato. leggi tutto

I carotenoidi sono un gruppo di composti liposolubili, chiamati anche provitamina A, e riconoscibili per i loro colori vivi (rosso e giallo). Hanno diverse proprietà benefiche per l’organismo soprattutto per la loro attività antiossidante: sono infatti capaci di legare ed eliminare i radicali liberi. Si ritiene che proprio questa attività sia la maggiore responsabile dell’effetto protettivo sul cancro, che non avviene solo per effetto del β-carotene, ma anche di altri carotenoidi più potenti, come il licopene.
Nello studio condotto, è stato aggiunto al succo di pomodoro solo olio di oliva non extra vergine, per rendere nullo l’effetto dei carotenoidi del succo di pomodoro con i fenoli, steroli e altre sostanze attive dell'extra vergine.
Undici volontari sono quindi stati sottoposti a una dieta particolare. In due giorni a un gruppo sono stati dati 750 grammi di succo di pomodoro con l'aggiunta del 10% di olio d'oliva. Al secondo gruppo, invece, 750 grammi senza però l'aggiunta di olio d'oliva.
I risultati hanno evidenziato che le concentrazioni di licopene (il principale carotenoide presente nel pomodoro) sono aumentate in modo significativo nei soggetti che consumavano succo di pomodoro con olio, raggiungendo la concentrazione massima a 24 ore di distanza dall'ingestione.
E' stata inoltre rilevata una diminuzione, a sei ore dall'ingestione, di colesterolo totale e LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo. 
Un mix salutare, dunque, che giova alla nostra salute e al nostro palato!

L’olio extra vergine di oliva amico della prevenzione oncologica

Anche quest’anno la LILT - Lega Italiana per la lotta contro il cancro, in occasione dalla XIII edizione della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica (16-24 marzo), ha deciso di sensibilizzare i consumatori nella prevenzione dei tumori focalizzando l’attenzione sulla Dieta Mediterranea e, in particolare, sull’olio extra vergine di oliva. Il triste dato che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha divulgato parla chiaro: circa il 35% dei casi di cancro è riconducibile ad abitudini alimentari sbagliate. La dieta che più rispetta le semplici regole della corretta alimentazione è quella mediterranea, che nel 2010 è stata dichiarata patrimonio dell’UNESCO. Grazie alla sua ottimale composizione (15% proteine, 60% carboidrati e 25% grassi) assicura, infatti, il giusto apporto di nutrienti. leggi tutto

Uno degli elementi cardine della Dieta Mediterranea è l’olio extra vergine di oliva, ricco di antiossidanti (vitamina E, acido oleico, polifenoli), di sostanze antinfiammatorie (oleocantale), di acidi grassi essenziali. Inoltre, rappresenta il supporto ideale per molte proteine liposolubili come la vitamina K, D, E, A. 
In particolare, diversi studi scientifici hanno dimostrato la capacità dell’olio di prevenire l’insorgenza di tumori, come quello della mammella e dell’apparato digerente. I meccanismi biologici coinvolti riguardano la presenza dei polifenoli, sostanze antiossidanti di cui l’olio è composto. Recentemente è stato anche riportato che l’olio extra vergine di oliva aumenta la biodisponibilità nel sangue di altri sostanze antitumorali come il licopene, di cui sono ricchi i pomodori. La cottura del pomodoro in olio extra vergine d’oliva, infatti, favorisce un aumento nel sangue di licopene, che riduce il rischio di sviluppare neoplasie. 
Ma gli effetti benefici dell’olio extra vergine d’oliva si ripercuotono su tutto il nostro organismo: protegge dalle malattie cardiovascolari grazie all’azione antiossidante dei polifenoli; agisce a livello del sistema nervoso, prevenendo l’invecchiamento neuronale; ha un effetto positivo sull’apparato digerente proteggendo le mucose;  riduce i livelli dei zuccheri nel sangue e l’insulinoresistenza; difende da diverse patologie infiammatorie della pelle, come psoriasi o dermatiti; aumenta i livelli del colesterolo buono e abbassa quello cattivo.
Una buona occasione, dunque, per sostenere la ricerca, seguire uno stile alimentare sano e vivere all’insegna del benessere.

Il soffritto con l’extravergine, una bontà che fa anche bene

Da nemico della linea a ricca fonte di antiossidanti. Arriva dall’Università di Barcellona la ricerca che riabilita il soffritto, una preparazione considerata da sempre non proprio “light” e utilizzata come base per moltissimi piatti. Dallo studio è emerso che far imbiondire in due cucchiai abbondanti di olio extra vergine di oliva un mix di aglio, cipolla e pomodoro ha ricadute benefiche sul nostro organismo, in particolar modo sul cuore. Questa combinazione di elementi, infatti, farebbe aumentare gli effetti protettivi delle sostanze antiossidanti normalmente contenute nei singoli ingredienti. leggi tutto

I ricercatori hanno analizzato dieci tipi di preparati per soffritto in commercio e sono stati in grado di distinguere - attraverso una tecnica di spettrometria di massa ad alta risoluzione - 40 polifenoli, sostanze antiossidanti legate alla riduzione delle malattie cardiovascolari. Altri composti bioattivi risultati presenti in buone quantità nel soffritto sono i carotenoidi - come il licopene - e la vitamina C, sostanze già note per i loro effetti protettivi, rispettivamente contro il cancro alla prostata e contro il cancro al polmone.
Lo studio, pubblicato su “Food Chemistry”, ha preso in esame anche la giusta quantità di olio, pari a circa il 10% sul totale del soffritto. Per mantenere queste proprietà positive sulla salute umana, però, è fondamentale che alla base del soffritto ci sia l'olio extra vergine di oliva.

Olio extra vergine di oliva, ecco come mantenere il cervello sempre giovane

Sin dall’antichità Ippocrate consigliava il succo di olive fresche per curare le malattie mentali. Attualmente è noto che l’olio d’oliva protegge dalle malattie neurodegenerative e cardiovascolari, per la presenza dei polifenoli. Ed oggi, a conferma delle numerose proprietà benefiche del principe della Dieta Mediterranea, un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia (Ibcn) del Cnr di Roma può far comprendere meglio il ruolo protettivo svolto proprio dai polifenoli. leggi tutto

Il risultato dell’esperimento - derivante dalla somministrazione di polifenoli e riportato sulla rivista “Nutrition” - è stato un aumento dei livelli di due polipeptidi appartenenti alla famiglia dei fattori di crescita, Nerve growth factor (Ngf) e Brain-derived neurotrophic factor (Bdnf), che sono in grado di stimolare l’incremento dei neuroni, la proliferazione e la differenziazione del cervello dei mammiferi. Nello specifico, i ricercatori hanno trovato che un aumento di questi fattori di crescita in aree cerebrali specifiche porta alla stimolazione della proliferazione di cellule progenitrici presenti nel cervello. I risultati ottenuti da questo studio suggeriscono che i polifenoli dell’olio extra vergine, oltre a prevenire l’insorgere di malattie cardiovascolari ed infiammazioni, sono in grado di potenziare la neurogenesi del cervello, proteggendolo dalla neurodegenerazione correlata all’età. Già precedentemente è stato osservato che la dieta mediterranea risulta più efficace dell'alimentazione povera di grassi nel contrastare il declino cognitivo tipico dell'invecchiamento. È bene quindi ricordare che un consumo quotidiano di olio extra vergine a crudo contrasta lo stress ossidativo indotto dai radicali liberi.

Fonte:

Con la Dieta Mediterranea si riduce il rischio di ammalarsi di diabete

Un’ulteriore conferma della validità della Dieta Mediterranea arriva da uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri) e pubblicato sulla rivista Diabetologia. I dati dello studio hanno mostrato che chi segue la Dieta Mediterranea mostra di ridurre, per circa il 10%, il rischio di ammalarsi di diabete. Questa evidenza potrebbe risiedere, secondo gli studiosi, nel consumo dell’olio extravergine d’oliva, condimento cardine della Dieta Mediterranea che, per il suo ricco contenuto di acidi grassi monoinsaturi, migliorerebbe l’insulino-resistenza, condizione tipica del diabete di tipo 2. leggi tutto

Si è giunti a tale conclusione analizzando i dati di 22.295 persone, delle quali sono state controllate, nel corso di 11 anni, le abitudini alimentari e lo stato di salute mediante questionari specifici. Dalle informazioni così raccolte si è arrivati ad attribuire ad ogni partecipante un punteggio per l’aderenza alla dieta mediterranea ed uno per il consumo di carboidrati, inteso come carico glicemico.
Inoltre dall’indagine è emerso che la combinazione tra la Dieta Mediterranea ed il consumo di alimenti con un basso carico glicemico, proteggerebbe dal diabete di tipo 2 riducendo del 20% il rischio di comparsa di tale patologia.
Un elevato apporto di carboidrati, infatti, sembrerebbe determinare un progressivo declino della funzionalità pancreatica ed una maggiore insulino-resistenza.
Secondo i ricercatori, quindi, l’effetto benefico è riferibile proprio al consumo combinato di cibi a basso carico glicemico (cereali integrali, noci ed alcuni tipi di frutta e verdura) ed all’aderenza alla Dieta Mediterranea.

Fonte:

Olio extravergine, proprietà anti-invecchiamento per combattere l’Alzheimer

Secondo un recente studio italiano condotto dai ricercatori dell’Università di Firenze e pubblicato su Plos One, l’olio extravergine d'oliva potrebbe essere in grado di prevenire i danni neurologici legati all’età e al morbo dell’Alzheimer. Per le sue componenti antiossidanti, l’alimento cardine della Dieta Mediterranea, sarebbe in grado di proteggere il cervello dalla formazione delle placche amiloidi tipiche di questa patologia. I ricercatori hanno studiato gli effetti dell'olio su topi affetti da alterazioni tipiche dell'Alzheimer, alimentandoli per due mesi con l’oleuropeina aglicone, composto fenolico presente nell'olio extravergine di oliva. I risultati hanno evidenziato che il trattamento determinava la scomparsa del deficit cognitivo e comportamentale, con la riduzione dei depositi amiloidi nei tessuti cerebrali. leggi tutto

Tale studio rappresenta un’ulteriore conferma dei numerosi e dimostrati effetti anti-invecchiamento associati al consumo degli alimenti tipici dell’area mediterranea ed apre la prospettiva dell’impiego di questa sostanza, contenuta nell'olio extravergine di oliva, come nutraceutico nel trattamento preventivo a lungo termine dei danni neurologici legati all'invecchiamento.
Un risultato, questo, che rappresenta un utile strumento di informazione sull’importanza della prevenzione della demenza senile, dal momento che il morbo dell’Alzheimer è una patologia di crescente diffusione, per la quale non esiste ancora una terapia efficace e che pone gravi problemi sociali e di sostenibilità per i sistemi sanitari in tutto il mondo industrializzato.

Dai funghi una scorta di vitamina D

Nell’antico Egitto erano il degno cibo di un faraone ed ancora oggi, con un gusto prelibato e caratteristico, sono l’ingrediente utilizzato in mille pietanze. Con le prime piogge di un autunno oramai alle porte tornano a “spuntare” nei boschi ed in alcuni giardini di casa: stiamo parlando dei funghi, alimenti ricchi di nutrienti essenziali per il nostro organismo e un’inaspettata fonte di vitamina D. Come hanno spiegato i ricercatori dell’Università di Berkeley in California, infatti, i funghi contengono un precursore della vitamina D, l’ergosterolo, che viene attivato dalla luce ultravioletta in modo simile a quello con cui la nostra pelle produce vitamina D, quando è esposta alla luce del sole. leggi tutto

La vitamina D, essenziale per la salute delle ossa, aiuta a proteggere l’organismo anche dal diabete e da altre patologie croniche. Sono pochi, però, gli alimenti che la contengono, per cui è necessario ricorrere ad integrazione. Così, un ulteriore studio condotto dai ricercatori della Boston University ha evidenziato che mangiare funghi precedentemente esposti alla luce ultravioletta, favorisce l’incremento di vitamina D nell’organismo.
Questa ricerca è stato condotta su 30 individui in buona salute, ai quali sono state somministrate dosi di vitamina D di origine vegetale, nella forma D2, contenute in funghi esposti alla luce ultravioletta durante tutto l’inverno. I ricercatori hanno rivelato un aumento dei livelli di questa vitamina per 7 settimane, stabilizzati per le restanti 5 settimane. Come afferma il Dottor Holick, a capo del team di studiosi, questi risultati evidenziano che i funghi esposti alla luce ultravioletta sono una ricca ed alternativa fonte di vitamina D2.
Nonostante queste ricerche, il Vitamin D Council raccomanda l’uso della vitamina D2 combinata con la corrispettiva forma presente, invece, negli organismi animali, la D3, maggiormente attiva rispetto a quella di origine vegetale.
La vitamina D è molto liposolubile e, data la difficoltà di sopperire al fabbisogno quotidiano con la dieta, una soluzione ideale per veicolarla nel nostro organismo è sicuramente rappresentata dall’olio di oliva, il condimento principe della Dieta Mediterranea. E’ per questo motivo che il Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, ed il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli Federico II - ha lanciato Dante ConDisano, l’olio arricchito con questa preziosa vitamina. 

Dall'olio e dalla frutta secca un incentivo a smettere di fumare

Ogni anno il fumo uccide 6 milioni di persone e 1/6 dei decessi sono riconducibili al fumo passivo. Sono questi i dati che hanno portato di recente il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan, a richiamare l’attenzione dei governi sulle misure antifumo, in quanto “ogni Paese ha la responsabilità di proteggere la propria popolazione”. In linea con tale direttiva, il Parlamento italiano ha da poco approvato il decreto di legge che vieta di fumare in qualsiasi area di pertinenza scolastica, oltre a prevedere una stretta anche in materia di sigarette elettroniche. leggi tutto

Di sicuro dire addio alla sigaretta per tanti fumatori è un passo molto arduo, nonostante alcuni riconoscano nel fumo un’insana e pericolosa abitudine. Eppure la medicina continua a fare passi in avanti per “incentivare” i fumatori ad abbandonare le sigarette. Un aiuto arriva anche da una recente rassicurante scoperta, secondo cui il recupero della funzionalità vascolare per gli ex fumatori sarebbe favorito ed accelerato da supplementazione della dieta con γ-tocoferolo. Questo composto è un precursore della vitamina E naturalmente presente negli oli di semi e nella frutta a guscio, come pistacchi, mandorle e noci.
Gli studiosi dell’Ohio State University hanno monitorato, prima e dopo lo studio, valori ematici relativi all’infiammazione ed alla funzionalità vascolare di fumatori costretti a stare lontano dalle sigarette per una settimana, rispetto ad un gruppo di fumatori in astinenza alimentati anche con questo potente antiossidante. E’ emerso che, dopo la settimana, tutti i partecipanti allo studio hanno rivelato un aumento del 2,8% della funzione vascolare ed il gruppo di soggetti che hanno assunto il γ-tocoferolo ha mostrato un ulteriore miglioramento dell’1,5%. Tale incremento si traduce in un calo di oltre il 10% del rischio di sviluppare malattie cardiache negli anni.
Si tratta, dunque, di un ulteriore dato che deriva da corrette abitudini alimentari e che incentiva anche i fumatori più accaniti ad abbandonare definitivamente uno dei vizi più nefasti che la medicina abbia riconosciuto.

Fonti:

Dalla vitamina E un aiuto contro le patologie epatiche

Consumare alimenti ricchi di vitamina E come verdure a foglia verde, olio di semi (di girasole, mais, germe di grano e lino), noci, nocciole e mandorle potrebbe aiutare a contrastare l’insorgenza di patologie epatiche. Uno studio statunitense, realizzato dalla Case Western Reserve University School of Medicine in Ohio, ha individuato infatti una correlazione tra questa vitamina e lo sviluppo di alcuni sintomi della steatopatite non alcolica (NASH). Si tratta di una disfunzione metabolica causata da obesità, diabete ed eccesso di grassi nella dieta, che colpisce il tessuto epatico, generalmente senza manifestazioni cliniche evidenti, e può evolvere in infiammazione cronica, cirrosi e finanche degenerare in cancro. leggi tutto

Il gruppo di studiosi ha osservato che i topi, ingegnerizzati per essere privi di una proteina responsabile dell’assorbimento di vitamina E e sottoposti a dieta senza apporto di tale micronutriente, sviluppavano tra i vari sintomi un accumulo lipidico nel fegato, lesioni ed infiammazione del tessuto epatico. Molti di questi parametri venivano normalizzati dall’integrazione alimentare con vitamina E, anche se è importante notare che questo non ha impedito una certa deposizione di lipidi nel fegato dei topi, sottolineando il valore della proteina associata alla supplementazione di vitamina E.
La significatività dei risultati, secondo lo studioso Danny Manor che ha coordinato il lavoro, sta nella possibilità di influenzare lo stile di vita dei soggetti sani a rischio, però, di diabete ed obesità, oltre ad aiutare quanti sono affetti da tale patologia. Pertanto, consumare vitamina E può risultare un valido aiuto per migliorare lo stato di salute della popolazione, in aggiunta ai suoi ben noti effetti antiossidanti e protettivi da malattie cardiache e neurologiche.

Fonte: http://www.sciencedaily.com/releases/2013/04/130423134027.htm

Sport e alimentazione: ciò che conta è l’equilibrio

Sport e alimentazione corretta rappresentano un binomio sinonimo di vita sana. Per qualsiasi atleta, ma anche per chi regolarmente si dedica ad un’attività fisica andando in bicicletta o camminando, un regime alimentare equilibrato è infatti basilare. In ambito sportivo, infatti, dove la richiesta energetica è finalizzata al miglioramento della performance, una dieta giusta è di grande ausilio e diventa in molti casi parte integrante della preparazione atletica. E’ da sottolineare, però, che non esistono alimenti miracolosi in grado da soli di ottimizzare le prestazioni fisiche. Anche l’alimentazione dell’atleta, come del resto quella di tutta la popolazione attiva, deve far riferimento al modello della Dieta Mediterranea. Ciò che varia è l’introito energetico, maggiore in relazione all’impegno fisico che lo sport praticato richiede. Nell’atleta è fondamentale, però, il ritmo di assunzione del cibo (pasti e spuntini), che deve essere personalizzato e attentamente calibrato a seconda degli orari degli allenamenti e delle gare. leggi tutto

Un regime equilibrato garantisce la copertura ottimale del fabbisogno giornaliero e quindi un buono stato nutrizionale anche a tutti coloro che praticano uno sport, fornendo un apporto bilanciato e “unico”, che non può essere sostituito da supplementi ed integratori.
Vediamo più in dettaglio la ripartizione dei nutrienti nel soggetto che pratica sport. 
La dieta ottimale per l’atleta è una dieta equilibrata, dove il 55-65% dell’energia introdotta giornalmente deve provenire dai carboidrati, il 10-15% dalle proteine ed il 25-30% dai lipidi. In particolare, il fabbisogno proteico degli atleti è maggiore rispetto ai sedentari, ma comunque ottenibile a sufficienza con la normale alimentazione. Diete iperproteiche sono in genere sconsigliate per il possibile sovraccarico di fegato e reni. 
Per quanto riguarda i grassi, invece, rappresentano la riserva energetica del muscolo all’esaurirsi dei glucidi. La quota di 25-30% può essere gradualmente aumentata fino al 35% nella fase di allenamento, specialmente per gli sport di durata superiore ai 30 minuti, poiché l'attività fisica intensa e prolungata conduce a un incremento dell'utilizzazione dei grassi. 
Per quanto riguarda invece i grassi saturi, cioè quelli di origine animale, devono essere limitati perché anche nello sportivo possono provocare innalzamenti dei livelli plasmatici del colesterolo totale, ma soprattutto della frazione del colesterolo cattivo (colesterolo LDL), nonostante l'attività fisica in sé determina effetti favorevoli sul quadro lipidemico (riduzione dei trigliceridi e aumento del “colesterolo buono”). La scelta è, quindi, rivolta verso i grassi di origine vegetale, quale l’olio extravergine di oliva, che è ricco di acidi grassi monoinsaturi. La preferenza dell'olio extravergine di oliva come fonte di grasso nella dieta dello sportivo non è data solo dalla sua composizione in acidi grassi, ma anche dal suo patrimonio di composti antiossidanti, in particolare l'α-tocoferolo (vitamina E) e i polifenoli. Questi ultimi proteggono il nostro organismo dai radicali liberi, contribuendo così a combattere i processi di invecchiamento. Diversi studi mostrano come un’attività fisica intensa determini un aumento nella produzione di radicali liberi nell’organismo. Per questo motivo, è particolarmente importante che nella dieta dello sportivo siano presenti in abbondanza alimenti ricchi di antiossidanti, quali frutta e verdure, soprattutto quelle più verdi e colorate, meglio se condite con olio extravergine di oliva.

L’alimentazione corretta per superare al meglio gli esami!

Le scuole sono ormai chiuse e negli atenei i corsi sono giunti agli sgoccioli. Eppure non per tutti è già tempo di spiaggia, sole e mare: sono in fibrillazione, infatti, i maturandi in attesa delle prove finali e gli studenti universitari impegnati nella sessione estiva degli esami. Ma è proprio in queste situazioni di forte stress e tensione emotiva che diventa facile alimentarsi in maniera scorretta. Come affrontare, quindi, questo evento da un punto di vista nutrizionale? Innanzitutto, precisiamo che non esiste una “dieta dello studente” ma esiste invece la possibilità di garantirsi, attraverso semplici regole, un livello costante di nutrienti nel sangue che aiutano il buon funzionamento del cervello e ci preservano da stanchezza e scarsa concentrazione. leggi tutto

In generale, possiamo sintetizzare in quattro semplici punti i consigli dietetici da adottare in questi casi: 
1. non eccedere con le calorie; 
2. ridurre i grassi animali (burro) e gli zuccheri semplici (dolci);
3. privilegiare i carboidrati integrali e i grassi mono e polinsaturi, come quelli dell’olio extra vergine di oliva e del pesce;
4. seguire una dieta varia, ricca di frutta e verdura, per assicurare un buon introito quotidiano di sostanze ad azione antiossidante. 
Entriamo, però, nel dettaglio. 
L'eccesso alimentare non favorisce le prestazioni intellettive: il sangue, infatti, è richiamato verso l'addome (per la digestione e l’assorbimento dei cibi) ed è pertanto sottratto al cervello con conseguente minor apporto di ossigeno e nutrienti. Questo spiega la sonnolenza post-prandiale e la conseguente difficoltà di concentrazione e apprendimento. Stessa azione negativa è esercitata dall’eccesso di dolci, quali merendine, gelati, caramelle, e di alimenti a base di cereali raffinati (patatine, pizza). Tutti questi alimenti hanno in comune la caratteristica di avere un indice glicemico alto, ovvero sono in grado di innalzare notevolmente i tassi di zuccheri nel sangue rispetto ad altri carboidrati (come quelli integrali): le escursioni glicemiche, quindi, non giovano alla concentrazione e alla salute delle nostre cellule nervose. 
Per quando riguarda i grassi, invece, come comportarsi? Sì agli acidi grassi mono e polinsaturi, come quelli del pesce e dell’olio extra vergine di oliva. 
“Mangia il pesce che ha il fosforo e ti fa bene alla memoria” dicevano le nostre mamme: ecco un vecchio luogo comune che resiste ancora. Il fosforo, minerale presente in tutti gli alimenti di origine animale, fa parte dei fosfolipidi, costituenti delle membrane delle cellule nervose, ma non ha certo un’azione sulla memoria. Le nostre mamme non sapevano che mangiare pesce fa comunque bene alla memoria, ma per un’altra ragione. I grassi del pesce sono ricchi in omega 3, i quali sono estremamente benefici anche per la memoria. In particolare, quest’azione è dovuta all’acido docosaesaenoico (DHA), con azione antinfiammatoria e antiossidante. Il DHA si trova in alte concentrazioni nel cervello ed è indispensabile per le nostre funzioni cognitive. Inoltre, il pesce è fonte di triptofano, un amminoacido che non è sintetizzato dall'organismo e che stimola la sintesi della serotonina, il cosiddetto “neurotrasmettitore del benessere” che a sua volta stimola la regolazione dell’umore e dell’ansia. 
Per quanto riguarda l’olio extra vergine di oliva, è ricco in vitamina E che ha proprietà antiossidanti, proteggendo le cellule nervose. Ma non solo la vitamina E, anche le vitamine A e C, e le vitamine del gruppo B - in particolare B1, B6 e B12 - sono chiamate vitamine neurotrope. 
Tra i minerali utili a chi studia, troviamo il selenio e lo zinco, con capacità antiossidante e immuno-protettiva, nonché il magnesio, regolatore dell’umore e ansiolitico. Attenzione anche alle carenze di ferro, abbastanza frequenti nelle adolescenti: l’anemia ha tra i suoi sintomi principali proprio la difficoltà a concentrarsi e una scarsa resistenza alla fatica mentale. 
Da non dimenticare, infine, l’importanza di una corretta idratazione. Ben venga anche una giusta dose di tè verde, che, oltre ad essere un ottimo antiossidante, inibisce l’acetilcolinesterasi, enzima che danneggia l’acetilcolina, neurotrasmettitore implicato nella memoria.
Certo, l’alimentazione non può tutto ma aiuta a mettersi nelle condizioni migliori affinchè lo studio sia il più proficuo possibile. Cari studenti, il resto tocca a voi… in bocca al lupo a tutti!

Il menu in tempo di crisi: come risparmiare senza rinunciare alla qualità

E’ tempo di crisi anche per la dieta mediterranea! Quando la parola d’ordine diventa “risparmio” davanti agli scaffali del supermercato, il carrello della spesa si svuota ma (ed è questo il problema) cambia anche il menu degli italiani. In tavola sempre più frittate (il consumo di uova è aumentato del 2%) al posto di fettine di manzo e braciole di maiale (-6% consumo di carne bovina, -5% carne suina), ma anche di piatti a base di pesce (-5%). A colazione, latte a lunga conservazione al posto di quello fresco, più costoso e più rapidamente deperibile. È questo il quadro che emerge da un’analisi condotta da Coldiretti sugli acquisti alimentari degli italiani nel primo trimestre del 2013. leggi tutto

Tagliati in maniera significativa anche gli acquisti di vino (-7%), di frutta (-4%) e di olio di oliva (-8%), quest’ultimo soppiantato spesso dal burro, il cui consumo è infatti aumentato del 5%.
Scompaiono, dunque, dalle nostre tavole i prodotti simbolo della dieta mediterranea, tra i quali resiste fortunatamente soltanto la pasta. È una tendenza che desta preoccupazione: proprio lo stile alimentare mediterraneo - basato su pasta, verdura, frutta ed olio extra vergine, consumati in pasti regolari a tavola (meglio se in compagnia) e conclusi con il tradizionale bicchiere di vino rosso - ha consentito agli italiani di conquistare uno dei primi posti al mondo nella classifica della longevità, con una vita media di 79,4 anni per le donne e 84,5 per gli uomini.
Ben venga il risparmio, allora, ma attenzione che non sia a scapito della qualità e della dieta equilibrata.
Piuttosto che privilegiare prodotti low-cost di minore livello qualitativo o abbandonare i piatti tipici della tradizione mediterranea, possiamo ricorrere a soluzioni diverse per rimanere nel budget e allo stesso tempo continuare a mangiare sano: acquistare frutta e verdura fresche direttamente dai produttori, nei sempre più diffusi mercatini degli agricoltori (dove gli ortaggi non solo sono più economici, ma, passando direttamente dal campo alla tavola, sono anche più freschi e quindi durano di più); ridurre gli sprechi di cibo, portando a tavola, rivisitati, i piatti del giorno prima, o preparando dosi giuste, senza eccedere nella quantità; ritornare ai fornelli per preparare dolci e merende fatte in casa, invece che acquistare piatti pronti e merendine confezionate. Tutte soluzioni per fare economia senza rinunciare alla qualità e al piacere della tavola.

Una patatina tira l'altra: è tutta questione di cervello

Una, poi due, tre e alla fine, senza neanche accorgercene, il piatto è vuoto. Resistere ad una bella porzione di patatine fritte è davvero difficile, tanto che si cede quasi sempre alla tentazione, mettendo da parte la nostra “coscienza alimentare”. Succede spesso: cominciare con una patatina e ritrovarsi tra le mani il pacchetto vuoto, pur non avendo per niente fame! Scientificamente questo comportamento si chiama “iperfagia edonica”, ovvero quando si mangia per puro piacere. Le recenti ricerche suggeriscono che questa dipendenza alimentare non è causata solo dal contenuto di nutrienti nello snack (carboidrati e grassi), i quali, mandando stimoli piacevoli al cervello, invogliano a continuare a mangiare. leggi tutto

Infatti, il fenomeno dell’iperfagia edonica è spiegato attraverso gli endocannabinoidi, sostanze prodotte naturalmente dall’organismo e capaci di legare gli stessi recettori riconosciuti anche dal principio attivo della marijuana (THC, tetraidrocannabinolo). L’assunzione di alimenti grassi fa partire un segnale molecolare che arriva al cervello per poi raggiungere le cellule intestinali attraverso il nervo vago. Queste cellule vengono indotte a rilasciare endocannabinoidi e avviare così una serie di nuovi segnali che richiedono l’assunzione indiscriminata di altri cibi grassi. 
Oggi, però, un nuovo studio condotto dai ricercatori della Friedrich-Alexander-Universität di Erlangen-Norimberga, in Germania, ha evidenziato che non è solo “colpa” dei nutrienti dello snack. I ricercatori hanno alimentato alcuni ratti con diversi tipi di mangime. Dei tre gruppi, uno era nutrito con del regolare mangime, un altro era alimentato con patatine e l’ultimo gruppo con carboidrati e grassi nello stesso rapporto in cui sono normalmente contenuti nelle patatine. Gli animali hanno mostrato però una spiccata preferenza verso il consumo delle patatine. Questo, secondo i ricercatori, ha un significato: non è soltanto questione di carboidrati e grassi, le patatine contengono qualche altro ingrediente, non si sa quale, in grado di creare talmente tanto piacere da sopraffare la volontà di chi le mangia. Quando ciò non accade, cioè quando un soggetto riesce tranquillamente a controllarsi, potrebbe significare che quell'ingrediente (o quegli ingredienti) non sono in grado di avere la meglio sul palato del soggetto o sulla sua forza di volontà, non riuscendo a stimolare abbastanza le aree della ricompensa e della dipendenza.
Nell’attesa di scoprire quali sono questi ingredienti che così facilmente sono in grado di vincere sul nostro autocontrollo, non ci resta che limitare le occasioni in cui gli “irresistibili” snack capitano sotto il nostro sguardo. E quando vogliamo concederci un cartoccio di patatine croccanti e profumate, facciamo attenzione a rispettare le regole d’oro per una frittura saporita ma anche sana, a partire dalla scelta dell’olio giusto.

Epilessia, un aiuto anche dalla dieta giusta

“Facciamo luce sull’epilessia” è l’appello della LICE - Lega Italiana contro l’Epilessia a diffondere una corretta informazione sulla patologia e a sostenere la ricerca scientifica. Domenica 5 maggio si moltiplicano le iniziative, dai concerti alle tavole rotonde, organizzate in diverse regioni italiane nell’ambito della dodicesima edizione della “Giornata Nazionale per l’Epilessia” (www.fondazionelice.it). La parola epilessia significa “essere sopraffatti, essere colti di sorpresa”. Si tratta di una malattia neurologica che si manifesta sotto forma di disturbi improvvisi e transitori, le cosiddette crisi, che dipendono sostanzialmente da un’alterazione della funzionalità dei neuroni. Esistono crisi di entità e gravità differenti anche se la forma più conosciuta è quella cosiddetta “convulsiva”, in cui si ha la caduta a terra e la perdita totale della coscienza. Altri tipi di crisi sono meno eclatanti ma più numerosi e possono anche passare inosservati. leggi tutto

Con sei milioni di persone colpite in Europa, oltre 500.000 in Italia e 30.000 nuovi casi l’anno, l’epilessia è una delle patologie neurologiche più diffuse, tanto da essere riconosciuta come malattia sociale.
Come si può migliorare la condizione di benessere di bambini e giovani che soffrono di qualche forma di epilessia? Anche l'alimentazione può esercitare un ruolo in tal senso. 
Nel pieno rispetto del “Primum non nocere” ippocratico, la dieta del paziente epilettico prevede di evitare quei cibi con documentata azione eccitante o irritativa a carico del sistema nervoso centrale. Alcuni alimenti particolarmente controindicati, in grado di contrastare o ridurre l’effetto terapeutico dei farmaci antiepilettici, sono:
  • i funghi, in particolare per l’impegno che provocano a carico del fegato e del rene, organi la cui funzione va tutelata nei pazienti a rischio di ipereccitabilità neurologica;
  • il kiwi, che può svolgere una notevole azione eccitatoria a causa del suo elevato contenuto in ferro e vitamina C;
  • il sedano, il cui contenuto in sedanina irrita le mucose digestive, ma svolge anche una diretta azione di stimolo della trasmissione neurologica;
  • i pesci più ricchi di iodio e fosforo, essendo controindicata una stimolazione tiroidea, soprattutto di sera;
  • gli alimenti contenenti solanina biodisponibile, come melanzane e peperoni, mentre altre solanacee, come le patate, possono essere impiegate senza difficoltà, a patto che non siano germogliate.
Importante è limitare tutte le proteine di origine animale (pesci, uova e carni) nelle quali è presente la taurina, assente invece nelle proteine di origine vegetale. Un discorso a parte meritano i carboidrati: quelli semplici ad alto indice glicemico sono considerati ad alto rischio di ipereccitabilità neurologica. L’ipoglicemia, causata da una condotta alimentare sbilanciata (ricca in carboidrati semplici e povera in carboidrati complessi come pane e pasta), può portare a continue oscillazioni del glucosio nel sangue, influenzando l’attività neuronale con liberazione di ormoni corticosurrenalici, e aumento dell’eccitabilità nervosa in grado di scatenare crisi.
Infine si conosce ampiamente il ruolo del metabolismo del calcio nella fisiopatologia dei fenomeni epilettogeni, oltre a quello di altri ioni come magnesio, potassio, cloro e sodio. Per quanto riguarda il calcio, il suo apporto deve essere costante ed equilibrato, attingendolo non tanto dai formaggi, quanto dal latte, dalla ricotta, dal burro o dallo yogurt, almeno nei casi in cui non coesistano intolleranze al lattosio. Particolarmente utilizzati sono gli alimenti ricchi di potassio, come zucchina, banana, fagiolini o mela cotta, per l’azione miorilassante e decontratturante esercitata da questo ione a carico della muscolatura periferica. 
E l’olio extra vergine di oliva che ruolo ha nel paziente epilettico? I lipidi sono fondamentali componenti del tessuto nervoso. Una fonte preziosa di lipidi monoinsaturi è costituita dall’olio extra vergine d’oliva, ricco tra l’altro di vitamina E che favorisce il controllo degli attacchi epilettici nei bambini, ma soprattutto fonte importante di sostanze ad azione antiossidante particolarmente utili nei soggetti affetti da questa patologia. 

Salute e prevenzione con le vele dell’America’s Cup

Anche quest’anno le regate dell’America’s Cup si svolgono nel magnifico teatro naturale del Golfo di Napoli. In un anticipo d’estate, fino al 21 aprile prossimo, i catamarani della World Series si inseguiranno sotto uno splendido sole partenopeo e sotto lo sguardo attento ed ammirato di un pubblico numeroso. Nel 2012 sono stati in 500.000 ad affollare il lungomare per seguire le vele spinte dal vento e governate dalle squadre migliori del mondo. Ma una giornata all’America’s Cup può diventare anche un’ottima occasione per prendersi cura della propria salute e fare prevenzione in modo corretto e gratuitamente. leggi tutto

E’ possibile, infatti, grazie ad un vero e proprio ospedale da campo allestito dal Campus Salute, onlus nata nel 2010 dal desiderio condiviso da un gruppo di professionisti medici e paramedici di mettere le proprie competenze a disposizione del sociale, per la promozione della salute e la diffusione della cultura della prevenzione.
Gli ambulatori organizzati nel corso dell’evento offrono la possibilità di accedere a visite mediche specialistiche e consulenze gratuite “vista mare”, nel piacevole scenario del golfo partenopeo.
Fino a domenica 21 aprile (dalle 15 alle 19 e domenica durante la mattinata), è possibile usufruire di prestazioni specialistiche ad ampio raggio: dalla visita dermatologica a quella cardiologica, dal controllo diabetologico a quello odontoiatrico, dalla visita senologica con eventuale mammografia all’ecografia della tiroide, fino alla consulenza su metabolismo, nutrizione ed obesità. Nel programma ci sono anche dimostrazioni delle manovre di primo soccorso per la disostruzione delle vie aeree nei bambini e negli adulti e la presentazione di linee guida per il sonno sicuro nei bambini, a cura di medici specialisti in rianimazione.   
Non solo vento, sole e mare, dunque. Il clima e il fascino intramontabile di una città “dai mille colori” sono un invito a raggiungere questo splendido stadio del mare per assistere alle regate, inoltrarsi in qualche pittoresco angolo del capoluogo campano ancora non conosciuto e dedicare un po’ di tempo alla propria salute. 

Per maggiori informazioni: www.villaggiodellasaluteonlus.it 

L’elisir di lunga vita in quattro regole

L’elisir di lunga vita lo hanno cercato in tanti e certamente nessuno può dire di non essere interessato a conoscere qualche segreto che allunga la vita. Quello su cui non c’è ormai alcun dubbio è che in un elisir di lunga vita gli ingredienti sono tanti. La longevità, infatti, non è solamente una questione di geni o di destino. Per una vita lunga e attiva sono necessari un’alimentazione e stili di vita corretti. Le attuali conoscenze scientifiche dimostrano che si può vivere bene, sia fisicamente che mentalmente, oltre le 100 primavere. Non siamo alla realizzazione dell’antico sogno dell’elisir dell’eterna giovinezza, ma sicuramente alcune norme di comportamento, suggerite dalla scienza, possono aiutarci a conquistare preziosi anni di vita in più. leggi tutto

Un’equipe dell’Università di Cambridge ha calcolato che quattro semplici “regole d’oro” possono regalare ben quattordici anni di vita in più. Il segreto è praticare una regolare attività fisica, mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, non fumare, fare un consumo moderato di bevande alcoliche (fino ad un massimo di 2 bicchieri di vino al giorno). Assegnando un punto per il rispetto di ognuna di queste quattro regole, in un campione di circa 20.000 persone tra i 45 e i 79 anni, è stato stimato che chi raggiunge il punteggio pieno, adottando tutti e quattro i comportamenti virtuosi, ha una aspettativa di vita, su scala probabilistica, superiore di 14 anni rispetto a chi ha punteggio nullo.
Una conferma che chi conduce una vita attiva e mangia bene e sano, vive di più. E tra i cibi che promettono salute e longevità troviamo, ancora una volta, frutta e verdura. Meglio se ricca di antiossidanti naturali, che aiutano a rallentare i processi di invecchiamento. Nel menù di lunga vita spazio, quindi, ai cibi ricchi di antiossidanti: tè verde, pomodorini, frutti di bosco, olio extra vergine di oliva, cioccolato, per citarne solo alcuni.
Se poi, ad una regolare attività fisica e ad una alimentazione sana, aggiungiamo una ricca rete di relazioni sociali e la capacità di prendere la vita con ottimismo, la probabilità di vivere a lungo aumenta ancora. Sono tanti i fattori a cui è correlata la longevità. Sembra che tra questi ci siano anche un atteggiamento positivo nei confronti della vita e una vivace attività sessuale.
Le regole per vivere a lungo sono, nella maggior parte dei casi, anche le regole per vivere felici.

Olio di oliva, l’aiuto naturale per sentirsi sazi

L’olio di oliva aiuta a restare in forma controllando la sensazione di fame. Lo dimostrerebbe uno studio condotto dalle Università di Monaco e di Vienna, curato dai Professori Schieberle e Somoza. L’indagine è partita dal paradosso che chi consuma i cosiddetti cibi “light” mangia di più a causa di un ridotto senso di sazietà. La ricerca si è proposta di valutare a tal riguardo l’effetto di quattro differenti grassi e oli commestibili: strutto, burro, olio di colza e olio di oliva. A diversi gruppi di partecipanti è stato somministrato yogurt magro, arricchito con ciascuna tipologia di grasso. leggi tutto

L’olio di oliva è risultato avere il maggiore effetto saziante ed il gruppo che ha ingerito questo alimento ha rivelato un livello ematico superiore di serotonina, un ormone noto per il suo effetto appagante. Nei tre mesi di osservazione, inoltre, nessun individuo ha mostrato un aumento della percentuale di grasso corporeo e del peso.
A seguito del sorprendente risultato, gli studiosi hanno avviato un secondo lavoro per valutare l’attribuzione della peculiarità riscontrata a particolari composti aromatici presenti nell’olio di oliva. Hanno somministrato, così, yogurt arricchito di sostanze aromatiche estratte da olio di oliva di diversa provenienza (Spagna, Grecia, Italia ed Australia) e valutato l’effetto rispetto ad un placebo. È emerso che, nello specifico, l’esanale e la 2-esenale, composti maggiormente contenuti nell’olio italiano, rivelano un effetto inibitorio sull’assorbimento di glucosio, tale da rallentare il raggiungimento del calo glicemico nel sangue, noto essere uno stimolo della fame. Incredibilmente le persone che consumavano solo yogurt hanno mostrato un apporto calorico giornaliero superiore di 176 kcal, rispetto a coloro che ingerivano lo yogurt arricchito.
L’appetito vien mangiando? Alla luce di questi risultati sembrerebbe che con l’olio di oliva non sia così. A tutto vantaggio della nostra linea.

Festa della donna, la prevenzione in rosa

Un solo giorno all’anno certamente non basta per prendersi cura di sé, ma per una donna vale la pena cogliere ogni occasione utile per dedicare un’attenzione particolare al proprio benessere. A partire dall’8 marzo. Una giornata e tanti modi per festeggiarla. Ogni donna saprà qual è quello migliore perché questa festa diventi anche la propria. Ma per tutte vale la pena cogliere l’occasione per prendersi un po’ cura di se stesse e della propria salute. Per farlo si possono sfruttare le tante iniziative dedicate al benessere in rosa, previste per questa giornata in tutta Italia. leggi tutto

Opportunità gratuite (o quasi) per visite e consulenze specialistiche riservate alle donne: dalle visite senologiche a Milano, Monza, Lecco, Desenzano del Garda e Viterbo, alle consulenze endocrinologiche e visite alla tiroide a Napoli e Firenze, fino allo screening gratuito dell’osteoporosi in cinque regioni italiane. Un vero e proprio pacchetto di prevenzione è offerto all’Ospedale San Camillo di Roma con visite ginecologiche, mammografie e pap test, ma anche in altre 20 città italiane dalla Anvolt (Associazione Nazionale Volontari Lotta Contro i Tumori).
A Napoli, poi, l’AIED organizza un Open Day di prevenzione, offrendo gratuitamente visite ginecologiche e senologiche, consulenze endocrinologiche e psicologiche.
In occasione dell’8 marzo, dunque, l’appello per tutte le donne è quello di non mal-trattarsi, ponendo la prevenzione in cima alla lista delle priorità. A cominciare dall’adozione di corretti stili di vita e da una sana alimentazione.
A ricordarcelo è anche la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori in occasione della consueta Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, in programma quest’anno dal 16 al 24 marzo. Circa 400 punti prevenzione e un testimonial ormai storico: l’olio extra vergine di oliva, noto per le sue qualità protettive nei confronti di vari tipi di tumore, offerto dai volontari della LILT nelle maggiori piazze italiane. Quest’anno, inoltre, a fianco della LILT scende in campo anche la Fondazione Campagna Amica, che offrirà presso i propri mercati in tutta Italia i prodotti della nostra agricoltura, insieme all’extra vergine di oliva. Un modo concreto per diffondere l’invito ad una sana e corretta alimentazione. 

Per maggiori informazioni sulla mappa degli appuntamenti più importanti, dal Nord al Sud:
www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute/2013/03/03/ANSA-8-marzo-festa-donne-insegna-salute-prevenzione_8339709.html

Nella foto le donne degli Oleifici Mataluni - Olio Dante.

Salute dentale nei bambini: la vitamina D riduce il rischio di carie

Non è mai troppo presto per promuovere una corretta igiene orale nei bambini. A ricordarlo sono i pediatri statunitensi della American Academy of Pediatric Dentistry, che hanno stilato delle linee guida da seguire per favorire la salute del cavo orale dei più piccoli, e i dentisti dell’American Dental Association, che ogni febbraio promuovono il Mese della Salute Dentale dei Bambini. Già dai primi dentini e dal primo anno di vita del bambino, bisognerebbe iniziare a prendersi cura della sua igiene orale. Se qualcuno dovesse pensare che sia troppo presto, potrebbe forse cambiare idea conoscendo i dati emersi nel Terzo Rilevamento Epidemiologico Nazionale sulla Salute Orale: su oltre 5500 bambini di 4 anni frequentanti le scuole materne di 38 province italiane, circa il 22% presentava una lesione da carie. leggi tutto

Trascurare i denti “da latte”, pensando che non siano definitivi, è un grave errore: se un bambino sperimenta la carie in tenera età, è un processo molto difficile da fermare. E allora spazzolino due volte al giorno e visite periodiche dal dentista devono diventare sane abitudini fin dalla tenera età.
È importante, certamente, anche curare l’alimentazione, in particolare mettere un limite all’assunzione di zuccheri, sia con gli alimenti che con le bevande zuccherine, che non andrebbero consumate tra un pasto e l’altro.
Sembra che anche la carenza di vitamina D possa favorire l’insorgenza di carie. In un recente lavoro condotto dall’Università di Washington e pubblicato nel 2012 sulla rivista Nutrition Reviews, sono stati analizzati 24 studi clinici volti ad evidenziare un legame tra vitamina D e salute dentale in età pediatrica. È emerso che la supplementazione di vitamina D nei bambini è risultata associata ad una riduzione del 47% del rischio di carie.
Oltre che per la protezione dal rischio di carie, la vitamina D è certamente fondamentale per la salute dei denti essendo coinvolta nella fissazione del calcio. Ha quindi un ruolo importante durante la dentizione, per il corretto sviluppo e il rafforzamento della dentatura, ma anche in età adulta per rallentarne il decadimento.

Dieta mediterranea, una cura naturale ai sintomi depressivi

Adotta uno stile nutrizionale sano e sarai felice. Un'alimentazione che si rifà al modello mediterraneo non ha solamente effetti positivi sullo stato di salute fisico ma, come emerge da studi recenti, anche sul buon umore. L’adozione di una dieta di tipo mediterraneo, infatti, sembra esercitare un’influenza positiva contro lo sviluppo di sintomi depressivi nelle donne di mezza età. A dirlo è una ricerca pubblicata dall’European Journal of Clinical Nutrition, che ha indagato per 3 anni l'associazione tra abitudini alimentari e l'incidenza di sintomi depressivi, in 8.369 donne di età compresa tra 50 e 55 anni. Lo studio si è focalizzato esclusivamente sul genere femminile, nel quale l’incidenza dei fenomeni depressivi è doppia rispetto agli uomini. leggi tutto

I ricercatori dell’Università del Queensland hanno individuato sei modelli nutrizionali principali: oltre a quello mediterraneo, gli altri cinque sono dominati da vegetali cotti, frutta, carne ed insaccati, grassi e zuccheri, latticini. Tra questi, l’aderenza alla dieta mediterranea ha fatto riscontrare la minore associazione con lo sviluppo di disturbi depressivi.
Diversi possono essere i meccanismi biologici alla base di questo legame. L’alimentazione, infatti, può influenzare le funzioni cerebrali coinvolte nello sviluppo della depressione, tra cui la sintesi dei neurotrasmettitori, la fluidità delle membrane cellulari e lo sviluppo dell’infiammazione. In questi meccanismi, giocano un ruolo importante alcuni nutrienti particolarmente abbondanti nella dieta mediterranea, quali gli aminoacidi precursori della serotonina (le cui principali fonti alimentari sono pesce, legumi, cereali integrali e noci), gli acidi grassi omega-3, l’acido folico o vitamina B9 (abbondante nei vegetali a foglia verde e nei legumi). Anche gli antiossidanti, di cui è ricco l’olio extra vergine di oliva, possono giocare un ruolo importante, riducendo la perossidazione delle membrane cellulari, meccanismo eziopatogenico di molti disturbi psichiatrici. Di contro, un elevato consumo di prodotti trasformati e zuccherini può aumentare la probabilità di depressione.
L’osservazione dei ricercatori australiani non è la sola ad attribuire proprietà anti-depressive alla dieta mediterranea. Numerosi studi hanno infatti descritto, in precedenza, un impatto a livello psichico dell’alimentazione di tipo mediterraneo, che si rende particolarmente evidente nella popolazione adulta e anziana in forma di una minore incidenza di disturbi psichiatrici, tra cui appunto sintomi depressivi.
Uno stile di vita equilibrato, anche a tavola, è il primo passo per frenare quella che si stima possa diventare entro il 2020, dopo le malattie cardiovascolari, la seconda più diffusa patologia a livello mondiale.

Infertilità maschile, attenzione ai grassi in tavola

Mangia sano e diventerai più facilmente papà. E’ così che un’alimentazione equilibrata e alcuni fattori nutrizionali possono interferire anche con la fertilità maschile. Preoccupanti sono i dati raccolti dal Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore della Sanità: il 15% delle coppie ha problemi di infertilità e il fattore maschile può essere ritenuto responsabile nel 35% circa dei casi. Ma l’aiuto può arrivare proprio da una nutrizione corretta. Ricerche dimostrano, infatti, come una dieta ricca in vitamina C, vitamina E e carotenoidi possa svolgere un ruolo protettivo nei confronti di quegli elementi ossidanti, e quindi potenzialmente nocivi, fisiologicamente presenti nel liquido seminale. Un consumo abituale di frutta, verdura, cereali ed olio extra vergine di oliva aiuta a migliorare il potenziale fertile dell’uomo e il consiglio degli esperti è, quindi, quello di seguire un regime dietetico bilanciato, normocalorico e ricco di sostanze antiossidanti. leggi tutto

In particolare, uno studio recente pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, che ha coinvolto un campione di 701 maschi, ha sottolineato il legame - già evidenziato da precedenti lavori ancora in corso di approfondimento - tra grassi alimentari e fertilità maschile. La ricerca mostra come negli individui che consumano più grassi saturi la concentrazione dello sperma e il numero degli spermatozoi siano ridotti, rispettivamente, del 38% e del 41%. L'effetto è collegato, inoltre, al consumo dei grassi: tanto maggiore è l’apporto di quelli saturi nella dieta tanto peggiore è la qualità dello sperma. In aggiunta a ciò, non è stata individuata nessuna associazione tra la qualità del seme e il consumo di altri tipi di grasso. In definitiva, i grassi saturi non mettono a rischio solo la salute cardiovascolare ma pure quella riproduttiva. Anche in questo caso, la prevenzione parte in età precoce, rivelando come il cambiamento nelle abitudini alimentari degli ultimi decenni sia connesso alla recente osservazione di conte spermiche anomale ed in generale ai problemi connessi all’infertilità.
È per tale ragione che gli studiosi consigliano di ridurre il consumo di grassi saturi per aiutare non solo lo stato di salute più generale dell’individuo, quanto anche la sua capacità riproduttiva.

Dieta dopo le feste: sì a frutta, verdura ed olio extra vergine

Sono appena trascorse le tanto attese vacanze natalizie e, tra i vari regali, i meno desiderati sono sicuramente i chili presi per le inevitabili abbuffate. Durante le festività di Natale e Capodanno, ogni giorno, si sfiorano circa le 3-4mila calorie, invece delle 2mila che, in media, si dovrebbero assumere. Cosa succede allora? L'organismo gestisce l'eccesso calorico convertendolo in grasso mentre, per poter metabolizzare gli alimenti ad alta densità di nutrienti, trattiene molta acqua con un fenomeno di ritenzione idrica del tutto fisiologico. Risultato? L'aumento di peso del dopo-feste è costituito solo da un 10-20% circa di grasso e quindi rimettersi in sesto non è difficile. Come fare? Ecco i consigli dei nutrizionisti. leggi tutto

Prima di tutto, bisognerebbe consumare cibi leggeri, bere molta acqua e riprendere l'attività fisica. È consigliabile, inoltre, consumare 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura per alleviare la spossatezza post-festività. Arance, mele, pere, kiwi, spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi, carote e l’immancabile olio extravergine di oliva per condire, sono i prodotti ideali per aiutare l'organismo a disintossicarsi. L’olio extravergine di oliva ed il succo di limone, infatti, favoriscono l'eliminazione delle scorie metaboliche e delle tossine. Le arance, inoltre, ricche di vitamina C, rappresentano uno scudo contro l'influenza, mentre le banane, contenendo potassio, sono preziose per il tono muscolare.
È molto importante seguire semplici regole e affidarsi ai consigli degli esperti e non al fai da te o al passaparola, che nella maggior parte dei casi portano all’esclusione di un’intera categoria di nutrienti. Infatti, ogni dieta nutrizionalmente corretta deve prevedere un giusto apporto di carboidrati, lipidi e proteine.
Per quanto riguarda i carboidrati consumati in abbondanza, questi possono trasformarsi in grasso, al pari di tutti gli alimenti consumati “in eccesso”. Pane, pasta e riso non devono, però, mai mancare dal menù quotidiano post-festività e, anzi, devono apportare il 55-60% delle calorie di ogni giorno. Questo perché saziano e sono la principale fonte di energia utilizzata dall’organismo.
Le proteine, contenute in latte, yogurt e formaggi, forniscono anche il calcio, fondamentale per la salute delle ossa, ma spesso sono “temuti” perché ricchi di grassi. Dopo queste vacanze, almeno per il primo mese, la soluzione ideale è scegliere latte e yogurt parzialmente scremati, che contengono pochi grassi (meno del 2%), ma che conservano la stessa quantità di calcio dei prodotti interi. Per i formaggi, invece, sono da preferire quelli freschi e poco stagionati.
Le proteine, anche dopo le festività, devono rappresentare il 12-15% delle calorie totali, mentre i grassi dovrebbero apportare una quota pari al 25-30% delle calorie assunte ogni giorno. Meglio se i grassi sono rappresentati dall’olio extravergine di oliva mentre sono da evitare, almeno per il primo periodo, burro, strutto e margarina. Il pesce, che contiene grassi omega-3 (i cosiddetti “grassi buoni” protettori di cuore e arterie), dovrebbe entrare nel menù post-feste 2-3 volte la settimana, cotto al vapore, alla piastra, al forno, al cartoccio. Eliminare, almeno per una settimana, tutti gli alcolici perché producono calorie. Bisogna, inoltre, ricordare che l'alcool è diuretico ma con effetto disidratante.
Infine, se proprio si pensa di aver bisogno di una dieta dimagrante, è sempre raccomandabile chiedere consiglio ad un nutrizionista o ad altra persona qualificata.

Pranzi e cenoni di Natale, tra peccati di gola e consigli nutrizionali

Siamo nel pieno delle feste natalizie, tipicamente costellate di cenoni e pranzi interminabili, in cui è difficile mantenere sane abitudini alimentari. Come conciliare allora la tradizione gastronomica del Natale con il desiderio di mantenersi in forma e conservare una linea invidiabile? Qualche trasgressione è certamente concessa per godere di queste festività anche a tavola, soprattutto se in compagnia, ma è bene limitare gli eccessi alle sole ricorrenze del 24 dicembre, Natale, Capodanno ed Epifania, adottando un regime alimentare regolare negli altri giorni. leggi tutto

Anche se in questo periodo di vizi ogni peccato di gola è perdonato, è importante non abbandonare gli emblemi della tradizione alimentare “tricolore”, in primis l'olio extra vergine di oliva, l'unico grasso ricco di sostanze antiossidanti amiche di cuore e arterie.. e non solo! L'invito a tenere sempre in tavola la bottiglia “verde” ed aumentare l’attività fisica che, in questi giorni, si tende troppo spesso a mettere da parte, arriva dai nutrizionisti.
Ecco, quindi, alcuni utili consigli per affrontare al meglio queste feste natalizie.

• Consumare panettone, pandoro e altri alimenti ipercalorici tipici solo nei giorni di festa, evitando di mangiarli quotidianamente nei giorni successivi, in particolare a colazione o a merenda.
• Non far mai mancare sulla tavola natalizia abbondanti caraffe di acqua. Bere vino rosso moderatamente. Evitare le bibite gassate e zuccherate, e i superalcolici.
• Evitare, per gli antipasti, preparazioni ricche in salse e preferire invece sottaceti, verdure grigliate o in pinzimonio, affettati magri e funghi.
• Accompagnare il secondo piatto con abbondanti verdure crude e cotte.
• Evitare i grassi saturi a favore dell’olio extra vergine di oliva.
• Limitare il consumo di pane ed evitare la scarpetta.
• Evitare di servire formaggi dopo il secondo piatto.
• Portare in tavola, a fine pasto, un’abbondante porzione di frutta fresca (agrumi, ananas, kiwi), limitando la frutta secca e candita ai soli giorni di festa.
• Evitare di accompagnare i dolci natalizi con creme, cioccolata e farciture varie.

Per aiutare a smaltire le calorie in eccesso, assunte con gli alimenti, si può:

• Mantenere in casa e negli ambienti di lavoro temperature non superiori ai 20 gradi.
• Mantenere uno stile di vita attivo, spostarsi preferibilmente a piedi o in bicicletta e preferire le scale all’ascensore.
È normale che durante le feste si provi il desiderio di mangiare cibi proibiti. Meglio, però, concedersi gli alimenti ipercalorici graditi solo durante la vigilia e la giornata di Natale, durante il pranzo o il cenone di Capodanno. Durante tutte le altre giornate del periodo festivo, è invece bene seguire un’alimentazione corretta, senza eccessi.

Il fritto che non fa male: meglio le patatine e le pastelle!

Le fritture, se preparate correttamente, non fanno male! Per la gioia di tutti i golosi, soprattutto di patatine e cibi in pastella, ecco una notizia che farà sicuramente piacere. A dirlo sono diversi studi scientifici, tra cui quelli condotti dalla facoltà di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, coordinati dal Prof. Vincenzo Fogliano, che così spiega: “Le fritture fanno male? Ma quando mai. Basta friggere in modo corretto e una patata fritta o una montanara diventano prodotti nutrizionalmente ottimi”. Gli esperimenti degli ultimi mesi, infatti, avrebbero dimostrato che mentre vegetali, come le melanzane o le zucchine, possono assorbire fino al 30% di olio, le patate o le pizzette fritte arrivano solo al 5%, risultando quindi non differenti per composizione da uno spaghetto aglio e olio. Le fritture con pastelle possono, dunque, essere importanti per ridurre l'assorbimento di olio. leggi tutto

"Un ruolo fondamentale - continua Fogliano - lo gioca l'amido che 'sigilla' il pezzo da friggere, riducendo l'assorbimento dell'olio. L'amido delle patate con granuli grossi e ricco di amilopectina è particolarmente efficace. Bisogna, invec,e fare attenzione ai prodotti prefritti e poi surgelati o alla pratica di rifinire all'ultimo minuto prodotti prefritti in precedenza. In questo caso, la quantità di olio assorbito aumenta significativamente".
Quali sono, quindi, i consigli per una frittura nutrizionalmente corretta?
Innanzitutto, bisogna partire dall'olio. Quello più indicato per il fritto è l’extra vergine di oliva, che contiene un'elevata quantità di acidi grassi monoinsaturi, contro una piccola parte di polinsaturi. Che cosa significa? I monoinsaturi sono più stabili, non irrancidiscono e resistono molto bene alle alte temperature necessarie per friggere. Quelli polinsaturi, invece, sono più fragili e reattivi al calore, provocando la produzione di radicali liberi, quei composti nocivi responsabili del danneggiamento cellulare. L'olio deve essere caldo ma non deve raggiungere il cosiddetto punto di fumo, ovvero la temperatura alla quale un grasso può arrivare rimanendo stabile, senza bruciare e senza formare sostanze nocive (acroleina). Inoltre, per le fritture bisogna sostituire frequentemente l'olio in padella: col tempo esaurisce la capacità termica, producendo sostanze nocive per la salute. Ma come facciamo a capire quando è il momento di cambiarlo? Un olio molto usato lo si riconosce dall'imbrunimento, dall'aumento della viscosità e dalla tendenza a generare fumo durante la frittura. Come raccomandano i nutrizionisti, è da evitare la pratica della ricolmatura, cioè l'aggiunta di olio fresco a quello già presente in pentola. Inoltre, si deve asciugare bene il cibo per evitare il più possibile la presenza d'acqua. Non aggiungere, prima della cottura, sale o spezie che, con l'acqua, accelerano l'alterazione degli oli e dei grassi. Dopo la frittura, scolare i fritti e asciugarli con carta assorbente per eliminare parte dell'olio che aderisce alla superficie del fritto. Anche le dosi sono importanti: bisogna friggere la giusta quantità di cibo. Se mettiamo, per esempio, troppe patatine nell'olio, tenderanno ad attaccarsi: oltre a non dorarsi, faranno scendere la temperatura causando un eccessivo assorbimento di olio.

No ai dolori mestruali con la vitamina D

L’essere donna ha anche i suoi lati negativi. E’ così per tutte coloro che, una volta al mese, hanno un appuntamento fisso con dolori mestruali particolarmente fastidiosi. In genere, questa sintomatologia è lieve e sopportabile ma si calcola che circa il 10-15% delle donne soffrano di dismenorrea. In alcuni casi, i disturbi sono talmente intensi da costringere a letto, facendo perdere giorni di lavoro o di scuola e rubando tempo prezioso alle normali attività. Insomma, un disagio da non trascurare. Molto spesso la dismenorrea non è conseguente a nessuna condizione patologica e, in questo caso, viene definita primaria o fisiologica. Gli scienziati ritengono che la causa della dismenorrea primaria sia da ricercarsi in un’eccessiva produzione di ormoni chiamati prostaglandine, che stimolano la muscolatura dell’utero, provocando crampi e dolori nei primi giorni del flusso mestruale. leggi tutto

Le prostaglandine agiscono anche sulla parete di stomaco e intestino, inducendo il senso di nausea o di vomito che spesso può associarsi alla dismenorrea.
Si sa che le prostaglandine sono ridotte dalla vitamina D, definita anti-infiammatorio naturale. La vitamina D potrebbe, quindi, essere utile nel controllo dei dolori mestruali? Sembra di sì, dai risultati di uno studio dell’Università di Messina, coordinato dal Prof. Antonino Lasco. Viene osservato come le donne che soffrono di dismenorrea possano trovare sollievo con la vitamina D3.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Archives of Internal Medicine” e l’articolo, a firma degli italiani Antonio Catalano e Salvatore Benvenga, evidenzia come “gli scienziati potrebbero aver trovato un’alternativa efficace agli antidolorifici e alle pillole anticoncezionali per combattere un problema molto diffuso fra le donne in età fertile. Anche se gli antidolorifici e le pillole anticoncezionali possono aiutare a combattere il dolore, questi farmaci hanno effetti collaterali e non sono quindi una soluzione ideale per trovare sollievo a lungo termine. L’uso di un integratore alimentare risolverebbe tutti questi problemi”.
I ricercatori italiani hanno somministrato a 40 donne con dismenorrea una dose di 300.000 UI di vitamina D3. All’inizio dello studio, tutte le donne avevano bassi livelli di vitamina D nel sangue. Due mesi dopo aver assunto la dose di vitamina, il dolore delle donne è sceso di 2,3 punti su una scala che va da 0 a 10 e nessuna di loro ha preso antidolorifici. Al contrario, il 40% delle donne appartenenti al gruppo di controllo, a cui gli scienziati non hanno dato vitamina D ma soltanto del placebo, non hanno segnalato alcuna riduzione del dolore e hanno continuato ad assumere farmaci antidolorifici. “Abbiamo osservato - ha spiegato Lasco - una significativa riduzione del dolore nel gruppo che ha assunto la vitamina D rispetto al gruppo del placebo, nel corso dei due mesi di durata del nostro studio”.

Olio extra vergine, l’elisir di giovinezza

Nei prossimi 5 anni, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero di individui di età uguale o superiore a 65 anni supererà quello dei bambini al di sotto dei 5 anni. Una delle conseguenze di questo fenomeno è un aumento dell’incidenza di malattie neurodegenerative, quali Alzheimer e morbo di Parkinson. Anche per queste patologie, come per molte altre, sembra che una dieta corretta possa avere un ruolo significativo, migliorando la capacità di difesa del nostro organismo. L’elevato apporto di acidi grassi monoinsaturi, di cui l’olio di oliva è una delle fonti principali, associato all’azione dei polifenoli, anch’essi abbondanti in un buon olio extra vergine, è associato ad una riduzione del declino cognitivo. L’effetto è legato al ruolo degli acidi grassi nel mantenere l’integrità strutturale delle membrane dei neuroni ed all’azione antiossidante dei polifenoli verso i radicali liberi dell’ossigeno, composti altamente instabili che si legano alle strutture della cellula nervosa alterandola. leggi tutto

Un gruppo di nutrizionisti dell'Università di Firenze, dopo aver analizzato diversi studi pubblicati negli anni sul British Medical Journal, è giunto alla conclusione che la dieta mediterranea (in cui l’olio d’oliva rappresenta un componente essenziale) è in grado di ridurre del 13% l'incidenza di malattie neurodegenerative quali Parkinson e Alzheimer.
Recentemente un altro studio epidemiologico-clinico nazionale, denominato Italian Longitudinal Study on Aging (ILSA), ha dimostrato che l'assunzione quotidiana di olio di oliva rappresenta un fattore protettivo nel contrastare il cosiddetto declino cognitivo che interessa le persone ultrasessantacinquenni, con compromissione di varie funzioni quali memoria ed apprendimento, attenzione e concentrazione, ragionamento e capacità di pensiero astratto, linguaggio compreso ed espresso.
È lo stress ossidativo, definito come l'effetto finale dello squilibrio fra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, a costituire uno dei fattori emergenti di rischio per la salute. Ad esso, infatti, risultano associati non solo l'invecchiamento precoce, ma una serie di quadri morbosi, spesso di natura degenerativa e ad andamento cronico.
In particolare, il Sistema Nervoso Centrale rappresenta per diverse ragioni (elevato consumo di ossigeno, alti livelli di ferro, concentrazione significativa di acidi grassi polinsaturi) uno dei principali bersagli dello stress ossidativo, che viene oggi considerato uno dei principali cofattori di malattie neurodegenerative.
Uno studio di ricercatori americani dell’Università di Chicago ha scoperto che un composto dell’olio di oliva, l'oleocantale, protegge contro la demenza di Alzheimer alterando la struttura delle proteine neurotossiche che si ritiene contribuiscano agli effetti debilitanti di questa malattia. Anche per quanto riguarda il Parkinson, esistono analisi che dimostrano come alcune sostanze contenute nell’olio di oliva riducano il rischio di ammalarsi di questa malattia. Un gruppo di medici canadesi, esaminando i dati emersi da otto studi pubblicati nella letteratura medica mondiale fra il 1966 e il 2005, hanno concluso che una dieta ricca di vitamina E possa svolgere un’azione preventiva nei confronti del Parkinson.
L’olio di oliva, dunque, in particolare quello extra vergine, non solo rende gustoso quello che mangiamo, allietando i nostri sensi, ma aiuta anche a mantenerci più giovani, proteggendo cuore e arterie, e contribuendo a rallentare l’invecchiamento cerebrale. 
Olio extra vergine di oliva come segreto per mantenere giovane anche la mente? Se non è l’unico, è certamente uno degli ingredienti che non può mancare in un buon elisir di giovinezza!

I primi malanni di stagione? Non lasciamoci sorprendere

Dopo un mite inizio d’autunno, è arrivato tutto d’un colpo il temuto freddo, accompagnato dai primi malanni di stagione. È proprio quando siamo sorpresi dal cambiamento climatico che diventiamo ghiotta preda di batteri e virus. Gli sbalzi di temperatura e, in generale, l’aria fredda ci rendono più suscettibili all’attacco di microrganismi, a partire dal tratto respiratorio, determinando il blocco dei primi meccanismi di difesa operati dal nostro organismo. Come aiutare allora il nostro sistema immunitario a non farsi sorprendere? leggi tutto

Basterebbe seguire poche semplici regole per un corretto stile di vita, come:
• proteggersi dai colpi di freddo, coprendo adeguatamente le prime vie aeree, quali naso e bocca, per riscaldare l’aria in ingresso. Maggiore attenzione ai bambini evitando, però, un eccesso di premura e prediligendo un abbigliamento a strati, che possa adeguarsi a diversi ambienti climatici;
• seguire un regime alimentare sano ed equilibrato, caratterizzato da un apporto in vitamina A (immunostimolante, garantisce una maggiore difesa delle mucose), vitamine del gruppo B (utili in caso di astenia, stress, stanchezza e importanti per l’efficienza del sistema immunitario), vitamina C (immunostimolante e potente antiossidante), vitamina D (attiva i linfociti T e B determinando la produzione di citochine e immunoglobuline), vitamina E (antiossidante, favorisce il mantenimento delle cellule immunitarie) e di sali minerali da frutta e verdura, meglio se di stagione e possibilmente crude, così da mantenere intatto il loro valore nutrizionale;
• dedicarsi ad attività distensive, evitando, ove possibile, le fonti di stress che incidono negativamente sulla stimolazione del sistema immunitario, deprimendolo ed inibendo la risposta innata, quale prima difesa messa in atto per contrastare l’azione di patogeni;
• non rinunciare alle ore di sonno notturno, in cui il sistema immunitario risulta maggiormente attivo e capace di mettere in atto le difese anti-microbiche;
• dedicarsi all’attività fisica, capace di promuovere i meccanismi biologici di specializzazione delle cellule linfocitarie, quali la produzione delle cellule citotossiche o linfociti natural killer (cellule NK);
• non in ultimo sorridere, per favorire il rilascio di neurotrasmettitori quali le endorfine, anch’esse coinvolte nel controllo del sistema immunitario.

La prima pappa all'olio extra vergine di oliva

Tutte le mamme lo hanno vissuto. Il passaggio dall’allattamento del bambino alle prime pappe, per quanto graduale e progressivo, porta con sé sempre qualche dubbio e preoccupazione. La tendenza attuale sullo svezzamento sostiene l’opportunità di agire con meno rigidità di prima, affidandosi al buon senso, all’istinto e anche ai gusti alimentari del bambino, prima ancora che ai consigli del pediatra. Alcune semplici regole, però, vanno tenute in mente, a partire dalla scelta del condimento giusto. In primo luogo, non è consigliabile fare uso di sale da cucina, né di dolcificanti quali zucchero o miele. L’organismo del piccolo non ne ha bisogno e in più non conviene abituare il bambino al gusto salato, né portarlo a prediligere i sapori dolci, aprendo così la strada al rischio di soprappeso fin dai primi anni dell’infanzia. Fondamentale è, poi, la scelta dell’olio. leggi tutto

Da evitare burro, margarina o strutto, ai quali è certamente da preferire un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, da aggiungere a crudo dopo aver cotto la pappa in brodo vegetale.
La ricetta del primo pasto è davvero molto semplice, ma solo per chi l’ha già sperimentata.
Una mamma alla sua prima esperienza può trovarsi invece in difficoltà. Ecco qualche consiglio per prepararla:

• In una piccola pentola per la cottura a vapore mettere circa 500 ml d’acqua. Lavare con cura una zucchina, una patata, una carota. Tagliarle a pezzetti e metterle nel cestello della cottura. Cuocere a vapore fino a quando le verdure saranno morbide. Mettere circa 200 ml dell’acqua di cottura, ricchissima di sali minerali, in un piatto e aggiungere: due cucchiai di pastina o crema di riso o crema di cereali oppure semolino (è consigliabile alternarli); due cucchiai della verdura cucinata al vapore e frullata; un cucchiaio di parmigiano grattugiato; un cucchiaio di olio extra vergine di oliva.

Perché proprio l’olio extra vergine di oliva? I buoni motivi per introdurlo quotidianamente nell’alimentazione del bambino sono molti.
• È estremamente digeribile e contiene acidi grassi essenziali, quali linoleico e alfa-linolenico, importantissimi perché precursori degli acidi grassi polinsaturi a lunga catena, quali EPA e DHA, che nell’organismo in accrescimento svolgono funzioni fondamentali per il corretto sviluppo e la funzionalità di organi e apparati.
• L’utilizzo dell’olio extra vergine di oliva durante lo svezzamento è raccomandabile per l’equilibrato rapporto fra acido linoleico e linolenico. L’olio extra vergine di oliva fornisce una quantità relativamente bassa di acidi grassi essenziali, ma un rapporto linoleico/linolenico (omega-6/omega-3) simile a quello che si trova nel latte materno.
• Il contenuto di acido oleico nell’olio è importantissimo per la mineralizzazione delle ossa e per lo sviluppo dell’apparato scheletrico. Favorisce, inoltre, l’incremento della frazione del colesterolo HDL (colesterolo buono), fattore importante nella prevenzione delle patologie cardiovascolari (il processo aterosclerotico inizia, infatti, dall’età pediatrica).
• Grazie al suo contenuto di antiossidanti naturali, quali il tocoferolo (vitamina E) e i polifenoli, protegge dall’azione dannosa dei radicali liberi.
• Veicola le vitamine liposolubili (A, D, E, K) nel nostro organismo.
Se, poi, l’olio stesso diventa una fonte di vitamine, ancora meglio. Tutti i pediatri consigliano di integrare la dieta del bambino, almeno fino a 3 anni di età, con un apporto di vitamina D, per aiutare lo sviluppo scheletrico e garantire robustezza delle ossa in un periodo di rapido accrescimento. Perché non usare, allora, un olio extra vergine di oliva arricchito con vitamina D? È l’idea proposta da Olio Dante, con l’ultima novità nel portfolio prodotti: Condisano, l’olio arricchito con vitamina D. Un cucchiaio per condire a crudo la pappa consentirà, in un unico gesto, di arricchirla dei benefici nutrizionali dell’extra vergine, con in più un apporto della vitamina alleata delle ossa.
Olio Dante Condisano sarà presente al 13° Congresso Regionale della Federazione Nazionale Medici Pediatri Toscana, a Montecatini Terme (PT), il 20-21 ottobre 2012.

Sei fumatore? Fai la scorta di vitamina D!

Non solo per la salute delle ossa. La vitamina D, che arricchisce il nuovo Olio Dante Condisano, pare possa essere d’aiuto anche agli amanti incalliti della sigaretta. Secondo uno studio pubblicato a luglio 2012 sulla rivista scientifica “American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine”, infatti, questa vitamina, quando presente nel sangue ad una concentrazione sufficiente (uguale o superiore a 20 nanogrammi/ml), potrebbe essere in grado di rallentare il peggioramento dell’attività respiratoria nei fumatori, per i suoi effetti antiossidanti e antinfiammatori. Lavori precedenti si erano già interessati a questo tema, riscontrando un deficit di vitamina D nelle malattie polmonari avanzate. “La vitamina D in quantità sufficiente - ha spiegato Nancy E. Lange, autore della ricerca - ha un effetto protettivo sulla funzione respiratoria e può contrastare il declino nei fumatori”. leggi tutto

Nello studio longitudinale condotto su 626 uomini tra i 21 e gli 80 anni, le concentrazioni di vitamina D nel sangue sono state valutate a tre riprese nell’arco di 20 anni e, contemporaneamente, è stata misurata la funzionalità polmonare tramite spirometria.
A parità di consumo di pacchetti di sigarette all’anno, nei fumatori carenti di vitamina D i ricercatori hanno osservato una maggiore alterazione dei parametri respiratori rispetto ai fumatori che non presentavano deficit. Il degrado della funzione respiratoria sarebbe, dunque, più severo nei soggetti in condizione di carenza di vitamina D.
Secondo Nancy E. Lange, quindi, “gli effetti osservati potrebbero essere legati all’attività antiossidante e antinfiammatoria della vitamina D”. Gli studiosi hanno sottolineato inoltre che, in linea generale, l’effetto dannoso del fumo viene esacerbato dall’insufficienza di questa vitamina, condizione che purtroppo in Italia sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Basti pensare che il 65% delle donne italiane di età compresa tra i 20 ed i 50 anni mostra una insufficienza di vitamina D, ed il 30% addirittura una condizione di carenza.
Proprio per far fronte a questa carenza, i ricercatori degli Oleifici Mataluni di Montesarchio (BN) hanno studiato - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - Dante Condisano, l’olio arricchito con vitamina D.
Non va comunque dimenticato che il consiglio primo per salvaguardare la salute dei polmoni è quello di bandire del tutto il fumo, in ogni caso.

Olio di oliva, la dieta della fertilità

L’olio di oliva aiuta la fertilità. È quanto emerge da un recente studio presentato ad Istanbul nell’annuale meeting della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia e condotto dal gruppo scientifico del dottor Jorge Chavarro della Harvard School of Public Health. La ricerca ha esaminato un campione di 147 donne, con un’età media di 30 anni, sottoposte a fecondazione in vitro. Sono state valutate le abitudini alimentari delle volontarie in rapporto al successo della terapia, in termini di sviluppo degli ovociti, fecondazione, qualità e sviluppo degli embrioni. Si è mostrato in questo modo come l’assunzione dei grassi con la dieta influenzi la fecondazione ovarica. Donne con maggiore apporto di grassi saturi nella propria alimentazione, mostravano una minore disponibilità di ovociti maturi per la fecondazione in vitro; l’assimilazione di acidi grassi polinsaturi era, invece, inversamente proporzionale alla migliore qualità embrionale, mentre livelli elevati di grassi monoinsaturi erano collegati ad un maggiore tasso di natalità. leggi tutto

Già precedenti studi avevano svelato il rapporto tra l’assunzione dei diversi acidi grassi nella dieta e lo stato di salute riproduttivo. Era emerso che un maggiore apporto di acidi grassi trans fosse associato ad un più elevato rischio di infertilità ovarica e a casi di aborto spontaneo, mentre una superiore quantità di quelli saturi ad una minore concentrazione spermica. È meno conosciuto, invece, il meccanismo che correla l’effetto dei diversi tipi di acidi grassi al risultato del trattamento dell’infertilità, operato dal dottor Chavarro.
In base ai dati mostrati da questa ricerca e da quelle precedenti, riguardanti il nesso tra grassi della dieta e natalità, l’impiego di alimenti specifici - tra cui olive e olio di oliva - è consigliato come il miglior aiuto che ci viene dalla nostra alimentazione per restare incinte.
È risaputo, infatti, che la qualità della nutrizione, assieme all’attività fisica e ad un corretto stile di vita durante la gravidanza, influenzi la salute della mamma e del bambino. In questa ottica si inserisce anche l’utilizzo di olio extra vergine di oliva: si tratta di un fondamentale condimento che fornisce il giusto apporto di acidi grassi monoinsaturi e che concorre ad un adeguato sviluppo del sistema nervoso fetale.

Pelle screpolata? L’olio di oliva ti fa bella!

Tolto oramai il costume da bagno e salutate le spiagge estive, tocca fare nuovamente i conti con la linea e il benessere del nostro corpo. La tintarella inizia a sbiadire, per lasciare il posto al normale colorito che accompagna le giornate lavorative, con una pelle disidratata e screpolata. Una dieta corretta e bilanciata, con almeno due porzioni quotidiane di frutta e verdura, associata ad un giusto apporto di acqua, ci aiuta a restituire un adeguato grado di idratazione alla nostra cute. Anche in questo caso, può venirci in soccorso l’olio di oliva, un ottimo alleato per le sue proprietà lenitive ed emollienti. La pelle, infatti, nel suo strato più esterno, l’epidermide, è caratterizzata dalla presenza di un film idrolipidico di secrezioni sebacee. leggi tutto

Questa specifica composizione è legata alla funzione protettiva che ha nei confronti della sezione acquosa interna del nostro corpo. A seguito di un’esposizione al sole intensa o prolungata, si verifica un ispessimento dello strato corneo dell’epidermide come difesa dalla disidratazione. Al ritorno dalle ferie, questo strato viene perso, causando il fastidioso fenomeno della screpolatura. Quale rimedio migliore e più naturale se non quello di spalmare olio di oliva sulla nostra cute per restituirle elasticità e bellezza?
Diverse formulazioni dermocosmetiche, come creme idratanti e lenitive per pelli secche, possono essere preparate utilizzando olio di oliva, per la sua specifica composizione lipidica e la presenza di importanti elementi minori ad azione anti-age. Un prodotto della nostra quotidianità e alla portata di tutti, che può aiutarci anche a contrastare un inestetismo post vacanza. Aggiungendo ad un uovo un cucchiaio di olio con miele, si può ottenere una semplice e rapida “crema idratante”. Si può, invece, sostituire l’uovo con un cucchiaio di yogurt per una “crema nutritiva” o con succo di limone per un composto a funzione astringente per pelli grasse.
L’olio può essere usato anche per il peeling: basta un solo cucchiaio aggiunto ad uno di bicarbonato. Per lo scrub, invece, bisogna addizionarlo al sale grosso che, strofinato sul corpo e lavato via con abbondante acqua e sapone neutro, lascerà la nostra cute morbida e rinvigorita.
Oltre che per le sue proprietà nutrizionali, dunque, l’olio di oliva è anche un ottimo cosmetico naturale, per mantenere giovane e bello il nostro corpo!

Ossa più forti con la dieta mediterranea e l’olio di oliva

Un regime alimentare basato sui principi della dieta mediterranea e ricco in olio di oliva può aiutare a prevenire l’osteoporosi. È quanto emerge da un recente studio condotto in Spagna, sotto il coordinamento del dott. Fernández-Real dell’ospedale Josep Trueta di Girona, i cui risultati sono in pubblicazione sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Già indagini precedenti avevano evidenziato una relazione tra il consumo di olio di oliva e la prevenzione dell’osteoporosi. Il gruppo di ricerca spagnolo ha confermato questa conclusione, osservando come una dieta mediterranea arricchita in olio di oliva condotta per due anni consente di aumentare, nel sangue, il livello di un ormone chiamato osteocalcina, suggerendo un effetto protettivo sulle ossa. leggi tutto

Lo studio ha messo a confronto tre regimi alimentari: una dieta a basso tenore in grassi, una dieta mediterranea ricca in frutta secca (soprattutto noci) e una dieta mediterranea ricca in olio di oliva. Gli effetti delle tre diverse diete sono stati osservati su un campione di 127 uomini di età compresa tra i 55 e gli 80 anni ad elevato rischio cardiovascolare. A distanza di due anni, la dieta ricca in olio di oliva, a differenza degli altri due regimi alimentari, ha determinato un aumento del livello di osteocalcina nel sangue, una proteina con funzione di ormone, implicata nella mineralizzazione delle ossa e nell’omeostasi del calcio. L’osteocalcina può essere considerata, dunque, un indice specifico del processo di formazione ossea. Un aumento del suo livello nel sangue si traduce in una maggiore resistenza del tessuto osseo e conseguentemente in una riduzione del rischio di osteoporosi, una condizione di fragilità delle ossa che determina un elevato rischio di fratture.
Si tratta, dunque, di una conferma ulteriore della validità nutrizionale e salutistica di una dieta basata sull’uso dell’olio di oliva come condimento.  
E chi vuole arricchire la propria alimentazione anche di vitamina D - la cui carenza può tradursi proprio in una condizione di fragilità delle ossa, che può causare rachitismo nei bambini e fratture nelle persone anziane (secondo le stime, sono 5 milioni gli italiani che soffrono di osteoporosi) - può scegliere sulla propria tavola un olio di oliva con l’aggiunta di questa preziosa vitamina. Si tratta di Olio Dante Condisano, studiato dai ricercatori degli Oleifici Mataluni, in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II”.
L’oro verde della dieta mediterranea è ancora una volta protagonista, campione non solo nel gusto ma anche nel benessere.

Insalatona estiva: con l'olio è meglio!

Che c'è di meglio di una bella insalata per i pranzi estivi sotto la canicola? Poche calorie, il pieno di vitamine e sali minerali preziosi per la salute. A patto di non sbagliare il condimento! I nutrizionisti sono sempre stati uniti nella lotta contro il grasso, sia per motivi di salute, che per mantenere una forma fisica accettabile. I consigli degli esperti si orientano verso il consumo di frutta, verdura e cereali integrali, alimenti conosciuti per le loro qualità benefiche, e verso una dieta con un giusto contenuto in grassi e povera in zuccheri aggiunti. Ma attenzione a non bandire del tutto i grassi dalla dieta! E, soprattutto, attenzione alla scelta del condimento giusto. I ricercatori della Purdue University hanno pubblicato uno studio sulla rivista “Molecular Nutrition and Food Research”, dimostrando che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i condimenti utilizzati nell’alimentazione svolgono funzioni importanti, come quella di favorire la biodisponibilità dei carotenoidi presenti nella verdura e nella frutta. leggi tutto

I carotenoidi, quali luteina, licopene, beta-carotene e zeaxantina, svolgono ruoli molto importanti nell’organismo, riducendo l’incidenza di vari disturbi, come l’infertilità o le alterazioni della fotosensibilità, e contribuendo alla prevenzione di patologie anche gravi, quali il cancro, le malattie cardiovascolari, le degenerazioni maculari. Sono utili anche nei casi di ipoimmunità poiché stimolano le difese naturali dell’organismo, e per la loro attività antiossidante.
Nello studio, condotto su 29 soggetti, sono state condite insalate con burro (grasso saturo), olio di colza (grasso monoinsaturo) e olio di mais (grasso polinsaturo). È stato notato che l’assorbimento dei carotenoidi presenti nell’insalata è favorito dalla presenza del condimento. Riducendo la quantità di olio (da 20 grammi fino a 3 grammi), si osserva anche una riduzione della biodisponibilità di questi importanti composti.
“Se si vuole ottenere di più da frutta e verdura - ha osservato Mario Ferruzzi, autore dello studio e nutrizionista alla Purdue University - è necessario abbinarle correttamente con i condimenti a base di grassi. Scegliendo quelli senza grassi, come il solo succo di limone, si riducono le calorie ma si perdono molti dei benefici della verdura”.
I ricercatori hanno scoperto che l’effetto è legato anche al tipo di condimento, oltre che alla quantità: l’olio ricco di acidi grassi monoinsaturi sembra essere efficace a dosi più basse rispetto al burro e all’olio in cui prevalgono gli acidi grassi polinsaturi. Pertanto, la scelta dovrebbe cadere su un olio ricco di acidi grassi monoinsaturi, per non eccedere nella quantità e accumulare grasso. Ideale potrebbe essere l’olio di oliva, per il suo ormai provato valore nutrizionale: è promosso, dunque, a discapito delle varie salsine esotiche.
Olio, aceto e un pizzico di sale restano, quindi, gli ingredienti migliori per condire una bella insalata, come conferma Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione.
“Purtroppo, essendo un popolo di ciccioni, siamo ossessionati dai grassi e vorremmo eliminarli del tutto dalle nostre tavole. Ma i grassi sono indispensabili e vitali, per assorbire le vitamine liposolubili e non solo. L'olio d'oliva - ha concluso Ghiselli - è perfetto per condire l'insalata ed è vero che non ne servono quantità enormi”.

L'osteoporosi e le "patologie killer"

Osteoporosi ed obesità, considerate insieme al diabete le “patologie killer” più diffuse in Europa occidentale, sono state protagoniste del IV Forum "Aggiornamento in tema di terapia delle Malattie Endocrine", svoltosi dal 2 al 5 luglio scorso a Napoli. All’incontro, hanno partecipato trecento esperti, tra endocrinologi, nutrizionisti, internisti, specialisti in patologie endocrine e del metabolismo, e ricercatori del Criol – Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni, che hanno presentato Olio Dante Condisano, l’olio d’oliva arricchito con vitamina D, studiato in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II”. Proprio la carenza di vitamina D è, infatti, una delle principali cause dell’insorgere dell’osteoporosi, traducendosi in una condizione di fragilità delle ossa, con un aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane. leggi tutto

Si stima che in Italia ci siano 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Dati allarmanti, dunque, che sottolineano come sia necessario far fronte ad un deficit che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Arricchire di vitamina D gli alimenti ed in particolar modo l’olio d’oliva, ingrediente principale della dieta giornaliera della maggior parte degli italiani, appare quindi la soluzione ideale per assumere la quantità di questa vitamina di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno.
“L’allungamento della vita media ha fatto aumentare anche il numero di decessi per cause legate alle fratture osteoporotiche - ha dichiarato Annamaria Colao, Coordinatore scientifico dell’evento e Professore Ordinario in Endocrinologia e Primario dell’Area Funzionale Complessa di Patologie Neuroendocrine all’Università Federico II di Napoli - e anche in questo caso la corretta prevenzione rappresenta la strada maestra per contrastarne l’insorgenza”.
Sono 412 mila i soggetti osteoporotici in Campania, 100 mila le fratture annue di femore in Italia con un’incidenza elevatissima di nuove fratture e la necessità di operare entro le 72 ore. Malattie che hanno anche un grave costo in termini economici perché all’ospedalizzazione si aggiungono le terapie di riabilitazione, le giornate di lavoro perse dal paziente e dai familiari che devono assisterlo.
Questioni di grande rilevanza sociale, dunque, che hanno richiamato l’attenzione degli esperti intervenuti al Forum.
“Il nostro scopo - ha proseguito Annamaria Colao - è quello di unire le tante competenze eccellenti della nostra regione per assicurare uno scambio utile ai medici, ai pazienti e consentire anche un risparmio in termini economici nella sanità campana”. 
L’ultima giornata del convegno è stata dedicata, invece, interamente all’obesità, uno dei principali fattori di rischio per la salute e un problema che riguarda tutti i Paesi sviluppati, Italia compresa, e che assume punte allarmanti in Campania, soprattutto per le nuove generazioni: circa un giovane campano su due, infatti, è in sovrappeso.
“L’obesità, che può degenerare in forma cronica, va affrontata anzitutto sul piano educativo - ha concluso la Colao - e poi sul piano clinico ricorrendo, ove è necessario, alla chirurgia bariatrica e quindi al ricovero in strutture specializzate. Una sana alimentazione ed un sano esercizio fisico costituiscono la migliore prevenzione, nonché l’oggetto della nostra azione formativa”.

Tintarella e vitamina D: prendere il sole "quanto basta"

È certamente il periodo giusto per sottolineare i rischi della cattiva o eccessiva esposizione al sole senza una protezione adeguata - dall'invecchiamento cutaneo allo sviluppo di alcuni tumori della pelle - ma è anche il momento per ricordare le tante virtù dei raggi solari: dall'azione antidepressiva legata alla produzione di serotonina e dopamina, alla cura di alcune malattie dermatologiche come la psoriasi, l’acne e l’eczema (grazie alla funzione sebo-immunoregolatrice dei raggi ultravioletti e alla formazione di cortisolo, ormone con capacità antiinfiammatoria), fino alla ben nota generazione a livello cutaneo della vitamina D, indispensabile per l'assorbimento del calcio nell'intestino e per la sua fissazione ossea, quindi importante per proteggere il bambino da rachitismo e l’adulto dall’osteoporosi. Un’errata esposizione al sole può divenire nel tempo la causa di alcune patologie denominate “fotodermatosi”, che vanno dal semplice eritema solare fino a disturbi via via più importanti, come l’orticaria solare e le reazioni fotoallergiche. Un uso irragionevole del sole “invecchia” la pelle e aumenta l’incidenza di alcuni tumori cutanei, tra cui il melanoma. leggi tutto

I danni provocati dalle "scottature" prese da bambini a causa di eccessiva esposizione al sole, senza opportuna protezione, riemergono puntualmente a distanza di tempo, rappresentando uno dei fattori principali di rischio di neoplasie cutanee in età adulta. Studi condotti da ricercatori della Boston University e da medici dell'American Academy of Pediatrics, recentemente resi noti dagli esperti dell'Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali, hanno dimostrato che l'80% del danno solare si sviluppa entro i 18 anni di età, anche se le conseguenze possono insorgere in età adulta, tra i 30 e i 50 anni. È quindi necessario esporsi al sole in maniera corretta fin da bambini.
Come fare, allora, a prendere ciò che di buono il sole può offrire, dalla tanto sognata tintarella alla produzione della vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno, senza incorrere nei rischi legati ad una cattiva esposizione?
Ecco la soluzione proposta dal dott. Michael Holick, professore di medicina, fisiologia e biofisica alla Boston University e una delle principali autorità mondiali sulla vitamina D, nel suo libro “The vitamin D solution”: esporsi al sole per la metà del tempo che provocherebbe un leggero arrossamento della pelle. Quanti minuti sono necessari? È difficile dare una risposta unica: dipende dalla stagione dell’anno, dall’ora del giorno e, ovviamente, dal nostro “fototipo”, cioè dal comportamento della nostra pelle in risposta ai raggi solari. Ogni persona deve conoscere la propria sensibilità alle radiazioni solari e sapere quanto tempo può esporsi al sole prima di arrossarsi. È sufficiente, secondo il prof. Holick, rimanere al sole senza crema solare (proteggendo soltanto il viso) per la metà di questo tempo, almeno tre volte a settimana, per consentire al nostro organismo di produrre la quantità necessaria della preziosa vitamina. Attenzione, però, a non prolungare la permanenza al sole senza protezione oltre i tempi consigliati: dopo aver assicurato al nostro organismo i vantaggi che il sole può offrire, è prudente evitare i rischi di una eccessiva esposizione, utilizzando una crema ad alta protezione.
Non è facile soddisfare il fabbisogno di vitamina D soltanto con l’esposizione al sole, soprattutto se stiamo ancora sognando la tanto attesa vacanza dal chiuso dei nostri uffici! Lo testimoniano i dati allarmanti sulla carenza diffusa di vitamina D, anche nel “Paese del sole” (anzi, sembra che in Italia il deficit sia ancora più preoccupante che in altre nazioni europee). Proprio per far fronte ad una carenza che sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti, gli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) hanno studiato - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - un olio di oliva arricchito con vitamina D, distribuito con il nome Condisano e con la firma della storica etichetta Dante. La vitamina D è molto liposolubile e l’olio rappresenta un alimento ideale per veicolarla nel nostro organismo. Arricchire l’olio di oliva, ingrediente principale della dieta quotidiana della maggior parte degli italiani, è sembrata la soluzione più adatta per assumere, semplicemente condendo i propri piatti con gusto e con tutte le proprietà nutrizionali dell’olio extra vergine di oliva, la quantità di vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno (maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.condisano.com). Scopriamo, ora, quali altri consigli è bene seguire per abbronzarsi in maniera sana e intelligente, ottenendo una tintarella invidiabile ed evitando i rischi che metterebbero a repentaglio la salute della nostra pelle:
  • Limitare l'esposizione quando le radiazioni solari sono più intense (intorno a mezzogiorno).
  • Dopo essere rimasti al sole per il tempo necessario a trarne i vantaggi, primo tra tutti la produzione di vitamina D, usare creme e filtri solari con un adeguato fattore di protezione.
  • Bere molta acqua per evitare la disidratazione. Quando fa molto caldo o si rimane esposti per troppo tempo all’azione dei raggi solari, la cute è continuamente assetata. Bisogna mantenere alto il contenuto di acqua nella pelle, pena l’invecchiamento cutaneo precoce.
  • Evitare l'uso di profumi e deodoranti che possono rendere la pelle più sensibile e provocare scottature. Lo stesso vale per alcuni medicinali: a tal proposito, è bene consultare il proprio medico.
  • Anche restando in acqua si è esposti alle radiazioni UV, quindi ricordarsi di mantenere la pelle adeguatamente protetta!
  • Continuare a proteggersi anche se si è già abbronzati: l'abbronzatura attenua solo parzialmente le radiazioni UV.
  • Le radiazioni UV agiscono anche quando la temperatura è mite: ci si può scottare anche quando il cielo è nuvoloso e non fa eccessivamente caldo.
  • Attenzione! In montagna, il livello delle radiazioni UV è più alto di circa il 10 % per ogni 1000 metri d'altitudine.

Prova costume: sì all’olio extra vergine, no alle diete "fai da te"!

É giunto il momento della prova costume, un esame che molti temono di non superare. Attenzione, però, a non farsi prendere dall'ansia di dimagrire in tempi record. É l’appello che ha lanciato l’Andid, l’Associazione Nazionale dei Dietisti, in occasione del 24° Congresso tenutosi a Verona lo scorso aprile: non è utile, secondo gli esperti, seguire diete che si proclamano miracolose e che invece non portano a risultati duraturi. L’idea di poter sfoggiare il costume in spiaggia senza complessi, infatti, induce molti a seguire, per brevi periodi, regimi alimentari “fai da te”, rigidi, squilibrati e che aboliscono completamente alcuni cibi. Secondo i dati forniti dai dietisti, un italiano su due in questo periodo è a dieta, ma nove cure dimagranti su dieci falliscono. Quattro adulti su dieci (il 42% della popolazione italiana) sono in sovrappeso. Due su dieci, inoltre, sono grassi a causa delle diete scorrette. leggi tutto

Gli specialisti hanno, per questo motivo, stilato una lista di regole da seguire per tornare in forma, senza troppe rinunce, imparando così ad osservare un piano nutritivo bilanciato durante tutto l’anno.
I dietisti hanno consigliato di privilegiare l'olio extravergine d'oliva per condire le pietanze, utilizzandone in minima quantità in cottura e aggiungendo il resto a crudo a fine cottura. L’extravergine, infatti, presenta eccellenti qualità nutrizionali, grazie al contenuto di acidi grassi monoinsaturi e di antiossidanti.
Spesso si cade nell’errore di ricorrere a diete prive di grassi da condimento o carenti di altri nutrienti, che facilmente determinano un rapido calo ponderale ma che provocano dei danni all'organismo immediati o prospettici. Per quanto riguarda l'apporto dei grassi, si consiglia di consumare almeno due cucchiai di olio extravergine di oliva al giorno. Eliminare completamente i grassi dalla dieta è un grave errore nutrizionale. Infatti l'olio extravergine di oliva consente l'assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K), l'assunzione di acidi grassi essenziali e la "lubrificazione" del colon favorendo le funzioni intestinali, ma è anche in grado di influenzare positivamente vari processi metabolici dell’organismo tra cui la perdita di peso. Secondo una recente ricerca del Miriam Hospital di Providence (Rhode Island, Usa), diretta da Mary Flynn e pubblicata sul "Journal of Women's Health", l'olio extra vergine di oliva, oltre ad essere vincente nella lotta contro i tumori femminili, riduce l'appetito e il ricorso a spuntini fuori pasto; inoltre, sempre secondo lo studio, l'80% delle donne che consumavano quotidianamente olio extra vergine di oliva, ha riscontrato una più facile perdita di peso.
È inoltre importante non trascurare l'aspetto gratificante che deve avere anche una dieta ipocalorica e l'olio extravergine di oliva grazie alle sue eccellenti caratteristiche organolettiche è utile per preparare delle pietanze ipocaloriche gustose.
Ma scopriamo anche gli altri punti da tener presenti, se si vuole tornare in forma.

• Evitare la somma, nello stesso pasto, di alimenti con uguale funzione nutritiva (ad esempio, carne e formaggio, pane e pasta, patate e pane).
• Inserire almeno 2-3 volte a settimana, in uno dei pasti principali, piatti “unici” quali zuppa di legumi e cereali con un contorno di verdura; insalatona con uovo, prosciutto cotto magro o mozzarella o tonno con una porzione di pane; pasta o riso freddo condito con verdure.
• Non saltare mai i pasti, a partire dalla colazione. Il momento decisivo per la buona riuscita di una dieta è il picco metabolico, ovvero il momento di massima resa in cui tutte le calorie ingerite vengono utilizzate per creare energia. Più il picco metabolico si protrae nel tempo, più calorie vengono bruciate dall'organismo. Per farlo, occorre che il nostro corpo riceva sempre la giusta dose di energia.
• Inserire in ogni pasto una porzione di carboidrati di tipo integrale e a scarso contenuto in grassi e una buona porzione di verdura.
• Negli spuntini (massimo 2 al giorno) preferire la frutta. Lo snack può rivelarsi un importante alleato del dimagrimento perché spezza la fame e fornisce vitamine e sali minerali.
• Consumare formaggi non più di 2-3 volte a settimana.
• Consumare pesce almeno 2 volte a settimana.
• É meglio utilizzare condimenti vegetali nei primi piatti (pomodoro, zucchine, melanzane, broccoletti, ecc.), preferendoli ai sughi più ricchi.
• Limitare il consumo di dolci. Eliminarli completamente è faticoso e stressante. La sensazione di privazione e punizione continua, infatti, non giova a nessuna dieta. Un dolce ogni tanto non rappresenta un pericolo: è preferibile, però, mangiarlo a fine pasto o a colazione piuttosto che in altri momenti, quando se ne assimilano maggiori quantità.
• Bere almeno 1 e mezzo/2 litri di liquidi al giorno (prevalentemente acqua o bevande non zuccherate). Il monito degli esperti è, quindi, quello di affidarsi sempre a specialisti per una dieta sostenibile con risultati duraturi. Il fine è, infatti, quello di intraprendere tutto l’anno un vero stile di vita alimentare per dimagrire e mantenere poi costante il proprio peso, senza eccessive rinunce, sapendo gestire al meglio anche qualche concessione. É infatti controproducente eliminare totalmente alcuni cibi o evitare occasioni mondane e inviti a cena.

Olio di oliva o di semi nei dolci, come conciliare gusto e benessere

Concedersi un peccato di gola ogni tanto, senza eccedere, è più che lecito anche per chi è attentissimo alla propria linea. Alcuni accorgimenti, infatti, potrebbero regalarci qualche piacere in più per il palato, senza rinunciare al nostro benessere. Si può cominciare dal preferire, nella preparazione di dolci casalinghi, l’olio d’oliva o di semi al burro nelle ricette che lo consentono. Sono proprio i grassi a fornire energia al nostro organismo, a immagazzinarla nel tessuto adiposo e a renderla disponibile quando ce n'è bisogno. Aiutano, inoltre, l'assorbimento di alcune vitamine e di alcuni antiossidanti, e hanno un ruolo importante nella vita delle cellule e nella costruzione di molecole vitali, come gli ormoni. leggi tutto

È necessario comunque che, nella nostra alimentazione, i grassi siano presenti in modo tale da apportare una quantità indicativa per l'adulto del 20-25% delle calorie complessive della dieta (per soggetti sedentari), fino ad un massimo del 35% (per soggetti con un’intensa attività fisica)1.
L'effetto dei grassi sulla salute, però, può essere molto diverso a seconda della loro composizione.
I grassi saturi sono tipici dei prodotti di origine animale (pesce escluso) e causano l'aumento del colesterolo nel sangue, collegato al rischio di malattie cardiovascolari. I grassi insaturi si trovano, invece, negli oli vegetali (sia di semi che di oliva), nei cereali, in noci e nocciole, nel pesce. Nelle giuste dosi, hanno effetti positivi sul cuore e sulla circolazione.
Il burro, di derivazione animale, è molto spesso un ingrediente fondamentale per la preparazione dei dolci. Prodotto dal latte vaccino, contiene l'83,4% circa di grassi, di cui la maggior parte è rappresentata da acidi grassi saturi (49g per 100g di burro, contro i 26,5g di grassi insaturi). Cento grammi di burro apportano 758 calorie, meno dell’olio d’oliva o di semi, perché il 14% del suo peso è rappresentato da acqua. È, però, molto ricco di colesterolo (circa 250mg/100g) e la sua alta percentuale di grassi saturi contribuisce all’innalzamento dei valori del colesterolo cattivo, in parte responsabile della formazione delle placche ateromatose, causa principale delle malattie cardiovascolari.
Sia l’olio extra vergine che quello d’oliva, invece, sono composti da lipidi per il 99,9%, di cui però solo circa il 15% è costituito da grassi saturi. Stesso discorso vale per gli oli di semi, che presentano una frazione di grassi saturi variabile ma mai superiore al 20%.
Quindi, se ci abituiamo a sostituire il burro con l’olio d’oliva o di semi nella preparazione dei dolci che lo consentono, avremo la stessa fragranza e morbidezza ma meno colesterolo e più digeribilità. Infatti, mentre il burro provoca un’inibizione dei movimenti e delle secrezioni dello stomaco, causando un rallentamento della digestione, l’olio d’oliva non ha questo potere inibitorio ed ha, invece, una capacità di stimolazione sulla colecisti. Potremo iniziare a provare, senza stravolgere le ricette dei nostri dolci preferiti, ad utilizzare l’olio extra vergine d’oliva o di semi, a seconda dei gusti, anche per creazioni golose.

Fonte dei dati relativi alle componenti nutrizionali: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione - www.inran.it

1 Fonte: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, LINEE GUIDA PER UNA SANA ALIMENTAZIONE ITALIANA (cap.3 “Grassi, scegli la qualità e limita la quantità”) - www.inran.it/648/linee_guida.html

Extra vergine di oliva, il “nutraceutico” naturale che aiuta a prevenire i tumori

La salute vien mangiando e la prevenzione comincia a tavola. Scienziati di tutto il mondo, riuniti a Napoli fino al 25 maggio hanno approfondito il tema della chemioprevenzione del cancro attraverso gli alimenti. L'olio extra vergine di oliva, un ingrediente cardine nella Dieta Mediterranea, prodotto ricco di antiossidanti naturali (come l’idrossitirosolo) e acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), con le sue spiccate doti di coadiuvante nelle terapie oncologiche, è stato il protagonista dell’ultima giornata del convegno internazionale “Advances in Nutrition and Cancer 3”. leggi tutto

Gli incontri sono stati promossi dall’Arfacid onlus, Associazione di Solidarietà Sociale e di Promozione degli Studi sul Cancro, dall’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale”, dall’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR, da diversi Dipartimenti Universitari del Secondo Ateneo e della Federico II, dal CROM e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
I lavori si sono aperti il 21 maggio scorso, alla presenza del Presidente del CNR Gino Nicolais. Le sessioni scientifiche sono proseguite nei giorni 22, 23 e 24 maggio presso l’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” e si sono concluse presso il Centro CROM di Mercogliano il 25 maggio, con una giornata interamente dedicata agli effetti benefici sulla salute dell’olio extra vergine di oliva.
Sono emersi dati importanti sul ruolo rilevante esercitato da questo condimento che, se consumato quotidianamente, aiuta a prevenire l’insorgenza di diverse forme di tumore, tra cui quello al seno e al colon. Il cancro, infatti, dopo le malattie cardiovascolari, è la patologia più diffusa nei Paesi industrializzati. Nella patogenesi del processo neoplastico, oltre ai fattori genetici, sono importanti i fattori ambientali ed alimentari. Il 30% dei tumori è correlato direttamente o indirettamente alla dieta: una corretta alimentazione e uno stile di vita adeguato sono i fondamenti della prevenzione oncologica.
In particolare, numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato una stretta correlazione tra dieta ad alto contenuto in grassi di origine animale (burro e strutto) e rischio di insorgenza dei tumori, soprattutto di mammella, stomaco, colon e prostata; viceversa, l’assunzione di grassi prevalentemente di origine vegetale, come l’olio extra vergine di oliva, insieme ad un’alimentazione basata sui principi della Dieta Mediterranea, svolge un’azione protettiva sull’insorgenza di tali patologie.
Un’ulteriore conferma di come diversi processi metabolici dell’organismo possano essere positivamente influenzati da importanti componenti (acido oleico, polifenoli e vitamine) dell’olio extra vergine di oliva, che può quindi a ragione essere definito un “nutraceutico” naturale, unendo le proprietà nutrizionali tipiche dell’alimento alle proprietà salutistiche tipiche di un farmaco.

Ai bambini la merenda dei nonni

I nostri bambini mangiano male: è l’allarme lanciato dai dietisti in occasione del 24° Congresso Nazionale dell’ANDID (Associazione Nazionale dei Dietisti Italiani), tenutosi a Verona fino al 21 aprile. Secondo i dati un bambino su tre è in sovrappeso e uno su dieci soffre di obesità, con il 50% di rischio di esserlo anche in età adulta. Questi dati allarmanti pongono il nostro Paese al terzo posto in Europa per l’incidenza di sovrappeso nei bambini e alla quarta posizione per l’obesità nella stessa fascia d’età. La causa è da individuarsi tanto nelle cattive abitudini alimentari dei nostri ragazzi, sempre più protesi a mode alimentari che privilegiano merendine e patatine (ricche di zuccheri e grassi), quanto anche nella sedentarietà dovuta a videogiochi e computer, e nello scarso controllo alimentare da parte dei genitori. leggi tutto

Torna così alla ribalta per i bambini la merenda dei loro nonni, più salutare e completa nel profilo nutrizionale. Diversi comuni italiani lanciano l’iniziativa nelle scuole di riscoprire lo spuntino con pane, olio e pomodoro, nel rispetto della tradizione mediterranea. Si tenta di invogliare, così, alla sostituzione degli snack con frutta o pane e olio di oliva.
Proviamo a mettere a confronto una comune merendina farcita, tipo brioche, e quella consigliata costituita da pane e olio. I valori, riportati in figura, mostrano il diverso apporto calorico e nutrizionale delle due merende. Il contenuto di carboidrati solubili, i ben noti zuccheri, è decisamente elevato nella merendina farcita così come maggiore risulta il suo apporto in calorie. È interessante notare che, a parità di grasso presente nelle due merendine, la quota di acidi grassi saturi, quelli precursori del tanto temuto colesterolo, responsabile dei danni alle nostre arterie, è di gran lunga inferiore (meno della metà) nella merenda dei nostri nonni. Non solo, la presenza stessa di colesterolo nella merendina farcita, diversamente da quanto accade per pane e olio, in cui invece sono assenti grassi animali, conferma quanto sia importante “tornare alle origini” e sostituire gli snack veloci ma poco nutrienti. E per curare il nostro stato di salute bisogna iniziare sin da piccoli, con un corretto e sano regime alimentare.


I dati sono forniti dalla BDA (Banca Dati di composizione degli Alimenti per studi epidemiologici in Italia pubblicata dall’Istituto Europeo di Oncologia).

*per 100 g di alimento si considera una quota di 85 g di pane e 15 g di olio extra vergine di oliva, secondo la media delle direttive ASL di diversi comuni italiani, che stabiliscono una merenda dalla grammatura di 50 g di pane e 10 g di olio per i bambini di età superiore ai 6 anni. Per le scuole dell’infanzia tali valori si intendono ridotti.

Olio di oliva, un amico per la pelle

Da principe della dieta mediterranea a elisir di bellezza, l’olio extravergine d’oliva è protagonista non solo in tavola ma anche nella cosmetica naturale, come base di molti prodotti per il benessere del corpo. Tuttavia, per essere belli e sani, non occorre necessariamente recarsi in profumeria o in una beauty farm, perché è possibile curare il proprio aspetto comodamente a casa. I benefici dell'olio d'oliva in ambito alimentare sono ormai noti e, avendo una composizione molto simile al sebo della pelle, è anche un toccasana per renderla morbida e tonica, per proteggere i capelli, rinforzare le unghie, alleviare i dolori muscolari, liberare le orecchie dal cerume. leggi tutto

Le nostre nonne e mamme, inoltre, lo hanno da sempre usato come rimedio naturale contro scottature, screpolature, pruriti, dermatosi e arrossamenti. Ottimo lubrificante e buon levigante, è impiegato anche nei massaggi anticellulite.
Ma le virtù cosmetiche dell’olio d’oliva erano già conosciute dai fenici e dagli antichi egizi, che lo utilizzavano come antirughe aggiungendolo a latte, grani d'incenso e bacche di cipresso, secondo quanto scritto nel papiro Ebers, risalente al 1550 a.C. circa. Gli atleti greci se ne servivano nei massaggi per rilassare i muscoli dopo l’allenamento, mentre i Romani dopo una seduta alle terme oppure come balsamo per capelli. Per millenni, prima dell'invenzione dei punti di sutura, veniva anche adottato come cicatrizzante.
Accanto alla frazione lipidica, nell’olio di oliva troviamo numerosi composti che gli conferiscono importanti proprietà, non solo in campo alimentare ma anche nella cosmesi naturale:
• i carotenoidi, che dopo l'assorbimento sono trasformati in retinolo (vitamina A), un vero nemico dei radicali liberi;
• lo squalene, un idrocarburo presente anche nelle secrezioni sebacee, che penetra negli strati più profondi della pelle riformando il filo idrolipidico, indebolito da sole e detergenti;
• l’alfa-tocoferolo, detto comunemente vitamina E, che protegge la cute dall’invecchiamento e riduce il formarsi di smagliature;
• i fitosteroli, dalle ottime proprietà dermofile ed emollienti;
• cere, agenti impermeabilizzanti che esercitano una funzione di protezione;
• acidi e alcoli triterpenici, che hanno un effetto cicatrizzante;
• composti fenolici, che fungono da antiossidante e filtro solare.
Grazie a queste sostanze, l’olio d’oliva può trasformare la nostra casa in un vero e proprio centro estetico “fai da te”. Mille sono gli impieghi e altrettanti sono i benefici che possiamo ricavarne. Semplice, naturale ed economico, l’olio d’oliva è uno dei rimedi di bellezza e benessere più versatili ed è un fedele amico della nostra pelle.

L'olio extra vergine di oliva: un alleato del nostro cuore

Sin dalla metà del secolo scorso è risaputo che l’olio extra vergine di oliva ha effetti benefici sul profilo lipidico del nostro organismo. La scoperta si deve al nutrizionista americano Keys che, nella pubblicazione “Seven Countries Study”, dimostrò la ridotta incidenza di malattie cardiovascolari nelle popolazioni del bacino del Mediterraneo. Lo studio mise a confronto le abitudini alimentari in 7 diversi Paesi del mondo, mostrando come il minor rischio di morte a causa di cardiopatie per le popolazioni situate nei Paesi del Mediterraneo fosse legato alla loro tradizionale alimentazione, basata tra l’altro sul consumo di grassi vegetali, in particolare sull’olio extra vergine di oliva, a discapito dei grassi animali. leggi tutto

Il riconoscimento internazionale di tale lavoro ha portato alla fine dello scorso secolo all’assegnazione del modello alimentare conosciuto da tutti come “Dieta Mediterranea”. Da allora in poi numerosi studi hanno avvalorato l’importanza del consumo di grassi vegetali, quali fonte di acidi grassi mono e poli-insaturi, rispetto ai grassi animali, ricchi di acidi grassi saturi, precursori del colesterolo. Nel 2011 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha approvato l’uso in etichetta, per l’olio extra vergine di oliva, di diversi claims nutrizionali, intesi come “qualsiasi dichiarazione che afferma, suggerisce o implica che esiste una relazione tra una categoria alimentare, un alimento o uno dei suoi costituenti e la salute”. Nello specifico, ha definito che “la sostituzione nella dieta dei grassi saturi con grassi insaturi, contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue”*, riconoscendo, così, l’elevato valore di questo alimento nel mantenimento dello stato di benessere del nostro sistema cardiovascolare.

*Fonte: EFSA Journal 2011; 9(4):2069.

La prevenzione dei tumori comincia a tavola

Che l’olio extra vergine di oliva sia un prezioso alleato della salute lo sappiamo ormai da tempo, ma che possa avere un ruolo rilevante anche nella prevenzione dei tumori, gli studiosi lo hanno documentato solo negli ultimi anni. Dal 1990 al 2011 sono stati pubblicati 250 articoli scientifici sul rapporto tra olio di oliva e cancro. Uno studio recente, pubblicato qualche mese fa da un gruppo di ricercatori dell’Università di Atene, li ha presi in rassegna tutti, conducendo un’analisi sistematica dei principali lavori pubblicati negli ultimi 20 anni sull’argomento “olio di oliva e tumori”. Il risultato è interessante: ad un maggior consumo di olio di oliva corrisponde una minore probabilità di sviluppare un tumore, soprattutto nel caso del cancro al seno e all’apparato digerente. leggi tutto

È un’ulteriore conferma di quanto l’alimentazione svolga un ruolo rilevante nello sviluppo dei tumori. Da questo punto di vista, il modello alimentare mediterraneo sembra quello migliore. L’incidenza di cancro, infatti, è più bassa nei paesi mediterranei, dove è maggiore il consumo di olio di oliva. È stato stimato che il 25% dei tumori del colon-retto e il 15% dei tumori al seno potrebbero essere prevenuti rispettando le regole della dieta mediterranea.
Ecco perché la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha scelto l’olio extra vergine di oliva come simbolo della Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica, la cui undicesima edizione si celebra quest’anno dal 17 al 25 marzo. Per ricordare che per vincere i tumori si parte dalla prevenzione a tavola, cominciando dalla scelta dell’olio giusto.

Il fritto salva-cuore con olio di oliva e di girasole

La frittura fa male? Un avvertimento ricorrente, ma non sempre vero. Se si scelgono olio d’oliva o di girasole si evitano i rischi per il cuore, ovviamente con quantità modiche delle porzioni. Lo hanno stabilito i ricercatori dell’Università Autonoma di Madrid. La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha messo sul piatto diversi tipi di cottura, esaminando le abitudini di oltre 40.000 persone tra 29 e 69 anni di età in un arco temporale di ben 11 anni. Tutti i partecipanti hanno svelato quanto e cosa mangiavano e, ovviamente, i ricercatori hanno cercato di scoprire quante volte facessero ricorso alla frittura, che in Spagna è un metodo di cottura molto frequente, a cominciare dal pesce. leggi tutto

A salvare le arterie degli spagnoli sarebbero le materie prime della dieta mediterranea, olive e semi di girasole. Infatti, la frittura fa guadagnare molti punti in calorie alle pietanze, che finiscono per pesare in particolare su colesterolo, obesità e ipertensione. Ma non sempre è così. Con grassi solidi come quelli animali o riutilizzati, infatti, il rischio è molto più alto, mentre con olio di oliva e di girasole, ha dimostrato lo studio, si riduce moltissimo. I soggetti studiati non mostravano segni di malattie cardiache all’inizio dello studio. In 11 anni i morti per problemi cardiovascolari sono stati in tutto 1.134, gli eventi che hanno chiamato in causa cuore e arterie circa 600. Dati che, secondo Pilar Guallar-Castillon, mostrano chiaramente che “dove grandi quantita' di cibi fritti sono consumati sia dentro sia fuori casa, non è stata osservata alcuna associazione tra il consumo di cibi fritti e il rischio di malattia coronarica o di morte”.

*Fonte: http://salute24.ilsole24ore.com

Olio Condisano, l’importanza della vitamina D

Nell’organismo umano, la vitamina D svolge numerose ed importanti funzioni. È fondamentale il suo ruolo soprattutto per la salute delle ossa e dei muscoli. La vitamina D, infatti, determina un aumento dell’assorbimento intestinale di calcio e risulta quindi indispensabile per mantenere un buon livello di calcio nel sangue, condizione fondamentale per una normale mineralizzazione delle ossa e dei denti durante l’infanzia e l’adolescenza, e per la conservazione della salute delle ossa durante l’età adulta. Una carenza di vitamina D può tradursi, quindi, in una condizione di fragilità delle ossa, con aumento del rischio di rachitismo nei bambini e di fratture, soprattutto del femore, nelle persone anziane. Livelli ridotti di vitamina D tendono a causare osteoporosi, una malattia cronica che rende le ossa fragili e incapaci di resistere a traumi anche minori. leggi tutto

Si tratta di una patologia in aumento: si stima che in Italia soffrono di osteoporosi circa 5 milioni di persone (il 4,4% delle donne dai 40 ai 49 anni e ben il 41,3% delle donne di età compresa tra i 70 ed i 79 anni), 2 milioni delle quali sono considerate ad alto rischio di fratture. È stato stimato che, per una donna di 50 anni, il rischio di morire a seguito di una frattura dell’anca nell’arco della vita è equivalente al rischio di morire per cancro della mammella. Ciò si traduce anche in costi significativi per il sistema sanitario: il costo ospedaliero imputabile alle sole fratture di femore è stato stimato in non meno di 550 milioni di euro all’anno.
Una carenza di vitamina D determina un aumento del rischio di fratture non solo a causa di una compromissione della resistenza delle ossa, ma anche a causa di un indebolimento dei muscoli. La vitamina D, infatti, è fondamentale per una normale funzionalità del tessuto muscolare. Una sua carenza determina una riduzione della forza muscolare, con disturbi dell’equilibrio e conseguente aumento del rischio di cadute.
La vitamina D svolge importanti funzioni anche al di fuori del tessuto muscolo-scheletrico. Essendo implicata nella regolazione della crescita cellulare, con un’attività anti-proliferativa, può esercitare un ruolo importante nella riduzione del rischio di alcuni tumori. È stato, infatti, osservato come bassi livelli di vitamina D siano spesso associati ad una maggiore incidenza di alcune neoplasie, a carico soprattutto del colon, della mammella e della prostata. È nota, inoltre, la capacità della vitamina D di modulare l’attività del sistema immunitario. Una correzione del deficit di vitamina D, quindi, potrebbe contribuire alla riduzione del rischio di diverse malattie autoimmuni, compreso il diabete.

IL DEFICIT DI VITAMINA D IN ITALIA
Le numerose funzioni della vitamina D nell’organismo, lasciano intuire quanto essa sia insostituibile per il mantenimento di uno stato di salute e benessere. Eppure, molto spesso il nostro organismo non ne possiede abbastanza. L’insufficienza di vitamina D è, infatti, un problema diffuso a livello mondiale che, secondo stime recenti, interessa circa 1 miliardo di persone.
Nei paesi mediterranei, nonostante il sole non manchi, il deficit di vitamina D è molto più frequente rispetto al nord Europa, dove è maggiore il consumo di pesci grassi e più frequente l’utilizzo di cibi arricchiti con vitamina D.
In Italia, la carenza di vitamina D è particolarmente frequente, soprattutto negli anziani e nel corso dei mesi invernali, tanto da interessare il 76% delle donne italiane sopra i 60 anni. Ma il problema non interessa esclusivamente gli anziani: in uno studio recente è emerso come il 65% delle donne italiane di età compresa tra i 20 ed i 50 anni, mostri una insufficienza di vitamina D, ed il 30% addirittura una condizione di carenza.

LE FONTI DI VITAMINA D
Sono pochi gli alimenti che contengono quantità apprezzabili di vitamina D. A parte l’olio di fegato di merluzzo, che ne è molto ricco, soltanto i pesci grassi, come l’aringa, il tonno, il salmone e in misura minore le uova, ne contengono quantità significative dal punto di vista nutrizionale. Si tratta di alimenti che non sono consumati con grande frequenza nella dieta mediterranea.
In Italia, quindi, l’apporto alimentare riesce a soddisfare solo in piccola parte il fabbisogno di vitamina D. Il resto dovrebbe essere prodotto nel nostro stesso organismo, ma ciò è possibile soltanto in seguito all’esposizione della pelle al sole. Sono, infatti, le radiazioni ultraviolette (in particolare i raggi UVB) presenti nella luce solare ad indurre la pelle a produrre vitamina D. Bisognerebbe esporsi al sole per almeno 15 minuti al giorno, con il volto, le braccia e le gambe scoperte, per soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa vitamina.
Non in tutte le ore del giorno, però, e non in tutte le stagioni, la luce solare è caratterizzata da una quantità sufficiente delle radiazioni necessarie per la sintesi della vitamina D. Nei mesi invernali, ad esempio, la produzione di vitamina D legata all’esposizione solare è molto ridotta.
Inoltre, la capacità della pelle di produrre vitamina D se esposta al sole, si riduce con l’età. Gli anziani sono ad elevato rischio di carenza di vitamina D, anche perché in genere trascorrono poco tempo al sole, difficilmente espongono direttamente la pelle ai raggi solari e fanno un basso consumo di alimenti grassi di origine animale, ovvero quelli con più elevato contenuto di vitamina D.
Ma anche i più giovani spesso hanno abitudini di vita che non prevedono una adeguata esposizione al sole, o si espongono al sole soltanto con l’utilizzo di creme protettive che, schermando le radiazioni UV, riducono fino ad annullare la sintesi cutanea di vitamina D.
Lo scarso apporto alimentare e l’inadeguata esposizione al sole fanno sì che, sempre più frequentemente in Italia, non si riesca a soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa importante vitamina.

OLIO DANTE CONDISANO
Per far fronte ad una carenza che sta assumendo in Italia dimensioni sempre più preoccupanti, gli Oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) hanno studiato - in collaborazione con il Dipartimento di Endocrinologia e Oncologia Molecolare e Clinica, e con il Dipartimento di Scienza degli Alimenti dell’Università di Napoli “Federico II” - un olio di oliva arricchito con vitamina D, distribuito a partire dal 2012 con il nome Condisano e con la firma della storica etichetta Dante.
La vitamina D è molto liposolubile e l’olio rappresenta un alimento ideale per veicolarla nel nostro organismo. Arricchire l’olio di oliva, ingrediente principale della dieta quotidiana della maggior parte degli italiani, è sembrata la soluzione più adatta per assumere, semplicemente condendo i propri piatti con gusto e con tutte le proprietà nutrizionali dell’olio extra vergine di oliva, la quantità di vitamina D di cui il nostro organismo ha bisogno ogni giorno. Sono sufficienti due cucchiai da cucina (corrispondenti a 20 grammi) di Olio Condisano per soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina D. Due cucchiai, infatti, contengono la Razione Giornaliera Raccomandata di vitamina D per un adulto, fissata in 5 microgrammi dalla Direttiva Comunitaria 2008/100/CE.
Per soddisfare i diversi gusti, la gamma dei prodotti Dante Condisano contiene sia l’olio di oliva, per chi ama condire con delicatezza lasciando prevalere il sapore originario dei cibi, sia l’olio extra vergine di oliva, per chi desidera unire il contenuto di vitamina D con le proprietà nutrizionali di quello che è considerato l’alimento principe della dieta mediterranea.

Carote più salutari con olio extra vergine di oliva

Il condimento con olio extra vergine di oliva rende le carote non solo più buone, ma anche più salutari. Questo è quello che emerge da recenti studi condotti a livello internazionale sulla capacità del nostro organismo di assimilare importanti composti presenti in abbondanza in questi ortaggi: i carotenoidi. Il nostro organismo non è in grado di sintetizzare i carotenoidi, che quindi devono essere assunti con la dieta. Il consumo di alimenti ricchi in carotenoidi, come frutta e verdura, è stato associato ad una diminuzione del rischio di insorgenza di alcuni tipi di cancro e di altre malattie croniche e degenerative. leggi tutto

Questi pigmenti, infatti, possiedono importanti proprietà biologiche, in molti casi correlate alla loro attività antiossidante. Inoltre, alcuni carotenoidi svolgono anche l’attività di provitamina A.
Non tutti i carotenoidi presenti in un alimento, però, riescono ad essere assimilati dalle nostre cellule intestinali durante la digestione. La bioaccessibilità è favorita dalla formazione di micelle lipidiche che inglobano i carotenoidi e ne consentono la penetrazione nelle cellule intestinali.
Un recente studio ha mostrato come la biodisponibilità dei carotenoidi presenti nelle carote aumenta se queste sono condite con olio extra vergine di oliva. L’olio, infatti, è in grado di trasportare i carotenoidi all’interno delle cellule intestinali, consentendo loro di svolgere tutte le importanti funzioni biologiche di cui sono capaci.
Ben venga, allora, un filo d’Olio Extravergine di Oliva Dante su un salutare piatto di carote!

"LaboratOLIO del gusto" al III Forum di Endocrinologia

Dal 28 al 30 giugno nel complesso universitario di Monte Sant’Angelo si è svolto il III forum di aggiornamento in tema di terapia delle malattie endocrine sotto il coordinamento della professoressa Annamaria Colao (tra i cento migliori scienziati italiani nel mondo). L’evento, ha toccato tutte le patologie endocrine principali, allo scopo di rivedere i percorsi diagnostici terapeutici per consentire un’omogeneità di comportamenti tra tutti gli attori del percorso salute in regione Campania (MG, specialisti ambulatoriali, specialisti ospedalieri e universitari) ma anche di porsi come momento di incontro che permetta scambi di opinioni personali. leggi tutto

Nell’ambito della tre giorni è stato evidenziato che "La prevenzione, una corretta alimentazione, uno stile di vita sano e un costante confronto tra medici sono alla base di un buono stato di salute dell’individuo". In questo contesto si è opportunamente inserito Il “LaboratOLIO del gusto” curato dagli assaggiatori esperti e dai ricercatori del Criol - Centro Ricerche per l’Industria Olearia degli Oleifici Mataluni, azienda produttrice di Olio Dante. Lo storico marchio di Olio Extravergine di Oliva "100% italiano" ha proposto il laboratorio sensoriale per mostrare come riconoscere la bontà dell’olio. I partecipanti al forum hanno potuto apprendere, da esperti assaggiatori, alcuni segreti per riconoscere un olio extra vergine di oliva di buona qualità.
Gli esperti degli Oleifici Mataluni hanno mostrato come utilizzare i propri sensi per riconoscere odori, sapori e proprietà organolettiche dell’alimento principe della dieta mediterranea: l’olio extra vergine di oliva.
L’iniziativa ha riscosso un ottimo successo tra i partecipanti al forum che hanno mostrato molto interesse per gli aspetti legati alla qualità organolettica e nutrizionale dell’olio ed evidenziato la disponibilità a sviluppare collaborazioni e sinergie tra il mondo della ricerca medica e quella agro-alimentare.

Prevenire le "malattie del benessere"

L’olio extravergine di oliva, in virtù delle sue caratteristiche nutrizionali e nutraceutiche, è consigliato nella dieta dalla maggior parte dei nutrizionisti che vedono in quella Mediterranea un modello di corretto apporto calorico così da prevenire l’insorgere di “malattie del benessere”: arterosclerosi, infarto, diabete, ipertensione, obesità. Queste proprietà preventive sono da attribuirsi alla presenza, nell’olio d’oliva, di componenti organici che svolgono da una parte un’azione antiossidante nei confronti dei radicali liberi prodotti dal metabolismo cellulare, dall’altra una riduzione dell’assorbimento di colesterolo a livello intestinale. leggi tutto

In condizioni fisiologiche esiste uno stato di equilibrio, seppur variabile, tra la produzione di radicali liberi e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi antiossidanti di difesa interni.
Tuttavia, quando tali meccanismi interni non sono in grado di contrastare l’azione delle specie radicaliche dell’ossigeno (ROS), si instaura nelle cellule un processo noto come stress ossidativo, con conseguente danneggiamento a carico del materiale genetico, delle proteine e dei lipidi, con compromissione della funzionalità e della vitalità delle cellule stesse. Essi aumentano se un soggetto è sottoposto a stress psico-fisico, inquinamento ambientale, fumo, radiazioni solari, abuso d’alcol, alimentazione non bilanciata.

A cura del Dott. Manuel Francesca.

Gli Oli "Vitaminizzati" in cottura

Nell’ambito del Convegno "Il Processo di frittura: ricerca e innovazione”, organizzato dalla Fondazione per lo Studio degli Alimenti e della Nutrizione (FoSAN), in collaborazione con il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), tenutosi a Roma il 4 e 5 novembre 2010, i ricercatori del CRIOL - Centro di Ricerca per Industria Olearia, hanno presentato un lavoro sull’utilizzo degli oli vitaminizzati in frittura. leggi tutto

“Il Convegno ha avuto riscontri estremamente positivi - spiegano gli organizzatori - non solo dal punto di vista della partecipazione e dell’interesse suscitato nell’ambito del mondo scientifico, ma anche da quello della divulgazione mediatica, cosa che ne ha sicuramente accresciuto il valore, in termini di utilità sociale e salute pubblica. Uno dei rischi, infatti, troppo spesso dimenticati dai ricercatori che dedicano la propria attività professionale quotidiana alla salute pubblica, è proprio quello che le indicazioni pratiche che scaturiscono dalle evidenze scientifiche troppo spesso rimangono “relegate” tra gli addetti ai lavori e non raggiungono i loro naturali fruitori, beneficiari ed utilizzatori: i cittadini tutti”.
I ricercatori del Criol hanno evidenziato che il processo di frittura determina un abbattimento soltanto parziale del contenuto vitaminico negli oli, e parallelamente un arricchimento nell’alimento fritto. La vitamina E si è mostrata più stabile in frittura rispetto alla vitamina B6. Entrambe le vitamine sono comunque state osservate sia nell’olio di frittura che nell’alimento fritto, anche dopo 5 fritture.
Questi risultati mostrano che la frittura in oli di semi vitaminizzati può determinare un arricchimento vitaminico dell’alimento fritto.

Per maggiori informazioni sui contributi presentati al convegno:
http://www.fosan.it/notiziariO/205_supplemento_speciale_al_numero_12011.html

Festival della Scienza, al via il "LaboratOLIO del gusto"

Come agiscono i nostri sensi e quanto sono importanti per riconoscere la qualità degli alimenti? Come funzionano i recettori del gusto e dell’olfatto? Come riconoscere un olio buono da uno cattivo? Come si conserva l’olio? Sono solo alcuni dei numerosi quesiti a cui hanno risposto gli esperti assaggiatori di Olio Dante nel corso del “LaboratOLIO del gusto”, l’attività didattica organizzata nell’ambito della IV edizione del Festival della Scienza, in programma a Genova dal 29 ottobre al 4 novembre. leggi tutto

Una vera e propria scuola sensoriale in cui bambini ed appassionati di olio hanno potuto imparare, sotto la guida degli esperti assaggiatori di Olio Dante, alcuni preziosi segreti per riconoscere e apprezzare un olio extra vergine di alta qualità, come Olio Extravergine di Oliva Dante “100% Italiano”.
I ricercatori del Criol – Centro di ricerca degli Oleifici Mataluni, azienda di Montesarchio (Benevento) che raggruppa 22 storiche etichette tra cui Olio Dante, Topazio, OiO e GiCo, hanno insegnato ai partecipanti ad utilizzare i propri sensi per riconoscere odori, sapori e proprietà organolettiche dell’alimento principe della Dieta Mediterranea.
Numerose le scolaresche ed i singoli visitatori che hanno aderito all’iniziativa e affollato il LaboratOLIO, a testimonianza del grande seguito e della curiosità che circonda un prodotto alimentare così importante e ancora così poco conosciuto.
Una gustosa avventura nel mondo dell’olio extra vergine di oliva italiano, ed in particolare di Olio Dante, per riscoprire la sensorialità come strumento di conoscenza e per creare dei futuri consumatori più consapevoli.

Dal Codice di Hammurabi ai prodotti cosmetici

L’olio non è utilizzato solo nell’alimentazione quotidiana e nell’industria alimentare, ma anche nei prodotti cosmetici. Inoltre, rappresenta uno dei più importanti simboli religiosi e culturali dell'umanità. Dell’utilizzo dell’olio si parla nei più importanti testi storici e sacri. Le prime testimonianze scritte sul suo utilizzo risalgono ai babilonesi quando, nel 2500 A.C., Hammurabi nel suo Codice delle Leggi - fra le prime e più antiche raccolte normative conosciute nella storia dell’umanità - emanava norme precise sull’olio di oliva, una delle principali merci di scambio tra assiro-babilonesi ed egiziani. leggi tutto

OLIO E’ SALUTE
L’olio di oliva è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea. L'olio extra vergine di oliva, per le sue caratteristiche e per le sue proprietà, che conserva intatte anche durante la cottura, è il miglior condimento per una dieta sana e salutare.

OLIO E’ ALIMENTAZIONE
A differenza di altri alimenti, l'olio è l’unico prodotto trasversale che serve, cioè, per condire, accompagnare, preparare o conservare pane, pasta, pesce e verdure. Inoltre, è utilizzato anche per la conservazione e preparazione di conserve.

OLIO E’ BELLEZZA
Non tutti sanno che l’olio di oliva è un prodotto utilizzato nella preparazione dei prodotti per la cosmesi e per l’igiene quotidiana. Esistono intere linee di cosmetici principalmente a base olio di oliva. Dai detergenti alle creme, dai prodotti di bellezza ai solari, l’olio è un ingrediente fondamentale per i suoi principi attivi.

OLIO E’ STORIA
L’olio è utilizzato sin dalle origini dell'umanità ed è sempre stata una delle sostanze più importanti per la vita dell’uomo. Ci sono indizi dell’utilizzo dell’olio risalenti all’Età del Rame, nel IV millennio a.C., quando l’uomo scoprì che dai frutti di piante cespugliose, l’olio selvatico, si ricavava un liquido denso, untuoso, benefico, gradevole. Le prime testimonianze scritte sul suo utilizzo risalgono ai babilonesi quando, nel 2500 A.C., Hammurabi nel suo Codice delle Leggi - fra le prime e più antiche raccolte normative conosciute nella storia dell’umanità - emanava norme precise sull’olio di oliva, tra le principali merci di scambio tra assiro-babilonesi ed egiziani.

OLIO E’ CULTURA
Sull’olio sono state scritte milioni di parole, tante pagine memorabili e volumi entrati di diritto nella letteratura specializzata. Più che in ogni testo di olio, se ne parla nei libri sacri ed in quelli religiosi per il suo valore altamente simbolico. Senza considerare i libri di cucina, di gastronomia e di ricette che presentano numerose illustrazioni ed indicazioni utili ad esaltare il sapore dei cibi presenti sulle tavole degli italiani.

Quale olio per friggere?

E’ meglio friggere in olio extra vergine di oliva oppure utilizzare quelli di semi? E tra i semi qual è il migliore? Ma la frittura fa male? Qual è l’alimento che si frigge in maggior quantità in Italia? Tante domande e spesso molta confusione. Una cosa è certa: la frittura è sempre al centro del dibattito su alimentazione e benessere. A questi interrogativi, hanno risposto due dei maggiori esperti italiani nel corso del primo convegno nazionale sulla frittura, in programma a Bologna giovedì 23 settembre, in occasione dell'evento “Patata in Bo”, settimana di iniziative per la valorizzazione della patata italiana e dei modi per cucinarla. leggi tutto

Il convegno – promosso in collaborazione con i Dipartimenti di Scienze degli alimenti delle Università di Bologna e di Napoli “Federico II” – è stato realizzato con il contributo degli Oleifici Mataluni e di Olio Dante presso l'Aula  A3 della Facoltà di Agraria (in Viale Fanin n. 44).
“È opinione diffusa che i cibi fritti facciano male alla salute – afferma Elena De Marco, Responsabile Ricerca e Sviluppo degli Oleifici Mataluni – anche se, recentemente, la verifica che il processo di frittura determini una minore alterazione delle proprietà nutrizionali dell’alimento rispetto ad altre tecniche di cottura, insieme al progresso nelle metodiche per il controllo del processo di frittura, stanno modificando radicalmente tale opinione”.
In Italia si consumano, ogni anno, circa 226milioni di litri di olio di semi, di cui circa 45milioni rappresentati da prodotti formulati specificamente per frittura. Mentre il consumo di olio di semi, in generale, è in calo (- 4,1% nell’ultimo anno in Italia), il consumo degli oli specializzati per friggere è in aumento (+ 4,7% nell’ultimo anno in Italia), a testimonianza dell’importanza di questa tecnica di cottura nella gastronomia italiana e del ruolo fondamentale dell’olio ai fini dell’ottenimento di una frittura di qualità.
L’alimento più strettamente associato alla frittura è la patata, che può essere utilizzata per diversi tipi di frittura: dalle cosiddette “french fries” (conosciute con questo nome in nord America dopo la prima guerra mondiale, al ritorno dei soldati dal fronte francese), alle patatine croccanti note con il nome di crisps (o chips nella denominazione americana).
“La collaborazione tra il mondo della ricerca, l’industria alimentare e gli operatori della ristorazione è fondamentale – sostiene il prof. Sacchi, della Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, tra i maggiori esperti della materia – perché, attraverso la selezione delle materie prime ed il controllo dei processi, una frittura di elevata qualità, non solo organolettica ma anche nutrizionale, arrivi sulle tavole dei consumatori”.
All’introduzione di Gianluigi Veronesi, ideatore e direttore dell’evento Patata in Bo, è seguito l’intervento introduttivo del prof. Giovanni Lercker, ordinario di Scienze e Tecnologie alimentari all’Università di Bologna, riguardante "Il processo di frittura e la qualità dei cibi fritti".
Quindi, sono intervenuti il prof. Raffaele Sacchi, Dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università “Federico II” di Napoli su "Frittura in Extravergine? L'Alimento Fritto come…Traditional Functional Food"; la dott.ssa Elena De Marco, Responsabile Ricerca e Sviluppo degli Oleifici Mataluni, su "Formulazione e controllo di oli per frittura destinati alla ristorazione collettiva e al consumo domestico. Esperienze di ricerca industriale"; Andrea Galli di Assopa e Carlo Mazzanti, Direttore Appe, che hanno presentato “Dati produttivi sulla patata da industria italiana”; ed, infine, Fabio Tacchella,Team manager della Nazionale Italiana Cuochi, su “L'olio per le fritture nel comparto della ristorazione professionale quotidiana”.


Le proprietà nutrizionali

Che l’olio di oliva sia un ingrediente fondamentale per l'alimentazione dell'uomo è noto da migliaia di anni. Ma ora sappiamo anche perché. Negli ultimi decenni sono stati pubblicati numerosi studi sulle proprietà nutrizionali e salutistiche dell’olio extra vergine di oliva su riviste scientifiche internazionali. L’extra vergine è il condimento ideale, in primo luogo perché, nella sua composizione, a prevalere sono i grassi monoinsaturi, mentre meno abbondanti sono i grassi saturi (precursori del colesterolo e, dunque, fattori di rischio per le malattie cardiache) ed i grassi polinsaturi (che facilmente vanno incontro ad alterazioni chimiche, con formazione di radicali liberi). leggi tutto

Ma non c'è solo la composizione in acidi grassi alla base dell’importanza dell’olio extra vergine. A renderlo un alimento unico sono i suoi numerosissimi componenti minori: polifenoli, tocoferoli, beta-carotene, beta-sitosterolo e altri steroli vegetali, squalene. Per numerosi di questi composti è stata ormai dimostrata un’azione antiossidante, anti-infiammatoria, anticolesterolo, ipotensiva e persino antitumorale. I polifenoli e i tocoferoli presenti nell’olio extra vergine di oliva, sono dei potenti antiossidanti naturali, in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi e rallentare, così, il processo di invecchiamento cellulare. Gli steroli vegetali, invece, competono con il colesterolo per l’assorbimento a livello intestinale, e contribuiscono così a ridurre l’assorbimento del colesterolo nell’organismo umano.
L’extra vergine, dunque, è un vero e proprio “alimento funzionale” naturale, fonte di piacere ma anche di benessere.

L’oro verde del Mediterraneo

Sull’olio sono state scritte milioni di parole, pagine memorabili e libri che ormai fanno parte della letteratura gastronomica. Più che in ogni testo di olio e di cucina, se ne parla nei testi sacri ed in quelli religiosi, per il suo valore fortemente simbolico. Un volume interessante, ricco di aneddoti, curiosità e fotografie anche su Olio Dante, è stato pubblicato recentemente da Alinari, storica agenzia fotografica ed importante azienda editoriale. Il volume, a cura di Zeffiro Ciuffoletti con testi di C. Cannella, F. De Palma, G. Cecere, F. Vignolini, R. Sacchi, è un vero e proprio viaggio alla scoperta di quello che Dante chiamava “liquor d’olive”. leggi tutto

Realizzato in collaborazione con l’Associazione nazionale “Città dell’Olio” e con il patrocinio del Ministero per le Politiche Agricole, il libro intende contribuire alla valorizzazione di un prodotto italiano e mediterraneo come l’olio, nonché alla tutela e alla promozione dell’ambiente e del paesaggio olivicolo.
La pubblicazione, attraverso più di duecento fotografie storiche e recenti, illustra la storia dell’olivo e del suo frutto, soffermandosi in particolare sulle origini e diffusione della pianta, sulle numerose fasi di produzione dell’olio, sull’importanza del prodotto nell’alimentazione e nella vita quotidiana, sulle influenze nel mondo artistico e letterario, sugli usi sacri e cosmetici.
Chiude, una galleria di ritratti celebri – da Manzoni a Pascoli, da D’Annunzio a Montale – corredata da versi e brani sull’olio e l’olivo.

Il principe della Dieta Mediterranea

L’olio di oliva è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea. A differenza, però, degli altri alimenti, eccezion fatta per il vino, è l’unico ingrediente trasversale utilizzato per condire, accompagnare, preparare o conservare pane, pasta, pesce, verdure. Inoltre, è utilizzato come condimento ma anche per la conservazione e preparazione di conserve. La Dieta Mediterranea, di cui tanto si parla ma di cui pochi conoscono le origini, nasce negli anni ’50 del secolo scorso nel Cilento, terra campana di olivi e d’olio, per opera di Ancel Keys che dagli Stati Uniti, dove prese avvio la famosa ricerca "Seven Countries Study" – basata sul confronto dei regimi alimentari di 12mila persone, di età compresa fra 40 e 59 anni, sparse in sette Paesi del mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia) – si stabilì a Pioppi, nel Cilento appunto, dove visse fino a poco prima della morte, maturata alla veneranda età di 101 anni. leggi tutto

Keys, autore del libro “Eat well and stay well, the Mediterranean way” (mangiare bene e stare bene, la via Mediterranea) notò una bassissima incidenza di malattie delle coronarie (una delle cause di mortalità più diffuse al mondo, fortemente legata all’alimentazione) presso gli abitanti del Cilento e dell’isola di Creta, nonostante l’elevato consumo di olio di oliva, ed avanzò l’ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristico di quell’area geografica.
Anche se Ancel Keys è considerato il padre della Dieta Mediterranea, perché nel 1939 fu il primo a teorizzarne scientificamente i benefici, il primo ad intuire la connessione tra alimentazione e malattie del ricambio, come diabete, bulimia e obesità, fu il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi (Genova 1911-1999), autore del libro “Cucina Mediterranea. Ingredienti, principi dietetici e ricette al sapore di sole”.
Il miglior utilizzo dell’olio extra vergine di oliva nella Dieta Mediterranea è a crudo sugli alimenti, anche se studi recenti dimostrano che anche in cottura conserva tutte le sue proprietà.
L’Olio Extravergine di Oliva Dante, per le sue caratteristiche e per le sue proprietà che conserva intatte anche durante la cottura, è il miglior condimento per una Dieta sana e salutare.

Le conserve sott'olio

Il periodo estivo ed i primi giorni di autunno sono tradizionalmente dedicati alla preparazione di conserve, in modo da assicurarsi il consumo di prodotti di stagione, come melanzane e zucchine, pomodorini e carciofini, anche in altri periodi dell’anno. Ormai, grazie alle tecniche di coltivazione intensiva e controllata, siamo abituati a trovare questi alimenti durante l'intero arco dell'anno, ma il sapore di prodotti e verdure di stagione non è lo stesso. E allora, prepariamo le conserve per l’inverno. L’olio di oliva è sicuramente la sostanza più diffusa per conservare prodotti alimentari, anche se molte industrie conserviere utilizzano oli di semi o miscele di oli. L’olio di oliva e, in alcuni casi, l’olio extra vergine di oliva, per le loro caratteristiche e proprietà rappresentano, senza dubbio, il migliore conservante per melanzane e carciofini, tonno e sardine, pomodori e cipolline. leggi tutto

Inoltre, le proprietà antiossidanti dell’olio di oliva garantiscono una perfetta conservazione di alimenti e preparazioni da utilizzare “fuori stagione”. Bisogna stare bene attenti, però, a fare in modo che nei barattoli e nei contenitori utilizzati non restino tracce d’aria. Ecco, allora, alcuni semplici consigli da osservare.

I barattoli:
- Devono essere in vetro con tappo a chiusura ermetica;
- Devono essere puliti e ben asciutti;
- Devono essere conservati, non ancora aperti, in luoghi asciutti.

Gli ingredienti:
- Devono essere ben lavati e asciugati;
- È importante fare attenzione ad eventuali residui di terra o di polvere.
L'esperto risponde

Per maggiori informazioni,
i nostri ricercatori sono a tua disposizione dal lunedì a venerdì.
Orario 9-13/15-19.

seguici su | |

Oleifici Mataluni – Sede Amministrativa: Via Badia, Zona Industriale - 82016 Montesarchio (BN), Italy - © 2011 oliodante.com - Partita iva 00969720622
Capitale sociale, sottoscritto e versato: € 18.124.257,14 - N° Iscrizione CCIAA – NREA: BN - 74050
Privacy & Cookie Policy | Disclaimer | Credits